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PILLOLE DI PSICOLOGIA – Aiuto! Quando mio figlio è vittima di bullismo

Nuovo appuntamento con la rubrica "Pillole di Psicologia" a cura del dottoressa Elena Cagnacci che affronta le tematiche più importanti del settore e chiarirà i vostri dubbi. In questo articolo si parla di bullismo. Per inoltrare le vostre domande potere scrivere redazione@ilclandestinogiornale.it con oggetto “Pillole di Psicologia"

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Può capitare che nostro figlio torni a casa e sia particolarmente di cattivo umore. È divenuto ansioso e scostante e non ha piacere a stare con gli amici della nuova classe. Le interrogazioni, i compiti, qualsiasi attività legata alla scuola diventa faticosa ed in generale comincia a dormire male. È spesso triste e noi possiamo non capire cosa stia accadendo così ci addentriamo nelle più disparate ipotesi e congetture mentali: forse è per via della crescita, forse ha litigato con l’amico/a, forse è stato respinto dalla ragazza/o che gli piace, forse ha il ciclo – se è femmina – sennò sono gli ormoni – se è maschio, e così via. Spesso si tratta di tutto questo insieme ma oggi è noto che il 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni sono stati o sono attualmente vittima di bullismo.

Cosa descrive dunque questa parola, chi è il bullo e chi è invece a vittima?

Il bullismo è un’attività reiterata di aggressione fisica o psicologica perpetrata da uno o più soggetti ai danni di un altro soggetto con cui vi sia una relazione asimmetrica (di qualsiasi tipo, anche fisica: quindi da un lato il ragazzo forte e robusto e dall’altro il mingherlino ed esile “secchione”). Per potersi definire bullismo è importante che l’azione sia continuativa (altrimenti, se accade solo una vota è un normale conflitto fra coetanei) e che ci sia un’intenzionalità di fare del male e prevaricare il ragazzo- bersaglio. Il bullismo, inoltre, può essere diretto, attraverso aggressioni fisiche quali spinte o l’infilare la testa nel gabinetto o il minacciare per impossessarsi di qualche bene della vittima, o indiretto, che avviene attraverso vessazioni psicologiche e relazionali. Questo significa il mettere in giro delle voci diffamatorie sulla vittima, il prenderlo in giro continuamente deridendolo di fronte al resto della classe, il ripetergli di essere, ad esempio, una nullità e soprattutto il provocare intorno a lui il vuoto relazionale e l’isolamento dal resto del gruppo. Mentre il primo tipo di bullismo, quello diretto, è una modalità prevalentemente utilizzata dai maschi, quella indiretto prevale tra le ragazze.

Ma chi sono i bulli e le loro vittime?

Il ragazzo/a che definiamo come bullo può avere, probabilmente, alle spalle una famiglia in qualche modo disfunzionale: è lì che potrebbe aver appreso le modalità aggressive con cui si relaziona. È un ragazzo/a che ha notevoli spunti narcisistici: crede di essere in qualche modo popolare e, contrariamente a ciò che si può pensare, ha solitamente un’elevata autostima. Ha anche degli aspetti da leader, ed è per questo che si circonda di “gregari”, ragazzi che non prendono necessariamente una parte attiva nella vessazione ma che sono lì ed assistono senza aiutare la vittima. Più di tutto, tuttavia, il ragazzo bullo non prova empatia verso la sua vittima, non riconosce il suo stato d’animo e non prova rimorso: il so desiderio di prevaricare e di dominare supera ogni cosa.

La vittima, per contro, ha delle connotazioni ovviamente opposte: è solitamente un ragazzo un po’ emarginato, o per problemi fisici o caratteriali (magari sto scoprendo la sua omosessualità!), può essere un introverso, particolarmente timido ed ansioso o semplicemente un ragazzo sensibile e studioso. In molte ricerche è emerso che questi ragazzi hanno mamme che sono state molto coinvolte con loro e definite “iperprotettive”.

Quando iniziano a manifestarsi i primi problemi a scuola, per molti di questi ragazzi vittime di bullismo, la vita inizia ad essere piuttosto faticosa e dolorosa, soprattutto in adolescenza, che è un periodo in cui il gruppo dei pari ed il sentirsi integrati ed omologati con i compagni ha una massima importanza. Non da ultimo sono stati riportati alcuni casi di giovani 14enni o 15enni che si sono tolti la vita a seguito di mesi e mesi di soprusi. Gli aspetti del bullismo acquistano maggiore rilievo se consideriamo che oggi si parla anche di cyberbullismo. In questo caso le vessazioni arrivano attraverso i social media che fanno si che i messaggi vessatori e le calunnie possano arrivare ad un numero maggiore di persone e ad una maggiore velocità. Inoltre è spesso garantito l’anonimato del bullo poiché nella rete è facile camuffare i propri dati.

Fortunatamente al giorno d’oggi si parla moto di questo fenomeno ed i ragazzi stessi sono più propensi a denunciarlo ed a farsi aiutare. Il primo step in tal senso è sensibilizzare gli insegnanti e “metterli in campo”, attivando un controllo continuo del gruppo classe. Al contempo aiutare il ragazzo a socializzare anche al di fuori della scuola, così che possa avere ulteriori “risorse relazionali” cui aggrapparsi; rafforzare la sua autostima, stargli vicino, aiutarlo a capire che non c’è niente di sbagliato in lui e, ovviamente, operare delle contromisure difensive allertando la scuola e gli altri genitori.

Elena Cagnacci, psicologa e psicoterapeuta

Dott.ssa Elena Cagnacci  Psicologo – psicoterapeuta
Consulente tecnico d’ufficio del Tribunale di Velletri
Consulente di mediazione familiare
Via Gorizia 17 (Nettuno)