Home Politica Pennivendoli e ‘traditori della città’, querela al Movimento 5 stelle di Nettuno

Pennivendoli e ‘traditori della città’, querela al Movimento 5 stelle di Nettuno

“Riflessioni al risveglio”. Si intitola così la lunga nota, piena di inesattezze e insulti alla stampa ed in particolare alla nostra testata, a firma del "Movimento 5 Stelle di Nettuno" che, con grande prova di cultura democratica, è stata inviata a tutti i giornali locali tranne a quello che è stato diffamato

“Riflessioni al risveglio”. Si intitola così la lunga nota, piena di inesattezze e insulti alla stampa ed in particolare alla nostra testata, a firma del “Movimento 5 Stelle di Nettuno” che, con grande prova di cultura democratica, è stata inviata a tutti i giornali locali tranne a quello che è stato diffamato, a poche settimane dalla caduta della giunta guidata dal Sindaco sfiduciato Angelo Casto e dal commissariamento del Comune. Di seguito la nota, che abbiamo recuperato on line, e per la quale il nostro editore Daniele Reguiz ha dato mandato al Legale Fabrizio Lanzi di tutelare l’immagine e l’integrità del giornale per vie legali, con procedimento civile e penale e con richiesta di risarcimento del danno nei confronti di tutti gli attori che hanno contribuito a ledere la nostra immagine.

“Qualcuno dice che è la fine di un sogno – si legge nella nota stampa – noi ci permettiamo di dire che è solo l’inizio. Un’esperienza quella amministrativa, davvero totalizzante e impegnativa, che ci ha permesso di toccare con mano non solo i problemi derivanti dalla cattiva gestione della cosa pubblica, ma anche quelli causati da una macchina amministrativa del cui funzionamento farraginoso, siamo indotti a darne troppo spesso e superficialmente la colpa a coloro che tutti i giorni si impegnano per farla funzionare. Un’esperienza che è finita prima della sua naturale scadenza poiché quasi certamente non sono stati fatti i conti con le sfaccettature dell’animo umano. Non tutti erano disposti a far tacere la propria personalità per una causa ben più importante del proprio ego: il bene comune. Qualcuno lo ha fatto capire fin da subito, qualcun altro lo ha fatto emergere pian piano e riguarda qualche assessore così come qualche consigliere, ma almeno all’inizio in una normale ottica di relazioni umane. Usiamo la parola ego perché non possiamo e non vogliamo entrare nel merito di altri significati che lasciamo interpretare ad altri; non spetta a noi. Fin da subito sono cominciate le difficoltà, dovute in massima parte alle reali situazioni di disagio finanziario e di personale emerse dalla ricognizione dell’apparato comunale che unite alla cattiva gestione delle competenze professionali, avevano creato un mix di situazioni davvero difficili da districare. In questo primo periodo, consapevoli degli ostacoli che incontravamo quotidianamente per portare a termine gli obiettivi del programma politico, abbiamo permesso a volte inconsapevolmente, che la prima giunta assumesse un ruolo politico oltre che gestionale, di esclusiva competenza del consiglio, esautorando di fatto quest’ultimo dalle decisioni spettanti agli eletti; a volte perfino in contrasto con gli indirizzi emanati. Cominciava a prendere corpo una contrapposizione tra questa e i consiglieri che si nutriva di sospetti, recriminazioni e rimproveri in una sorta di “divide et impera” che nulla aveva a che vedere con gli obiettivi politici che ci eravamo posti e che avevamo il dovere di raggiungere insieme. In questa chiave di lettura anche la futura astensione di tre consiglieri di maggioranza in consiglio comunale assume un connotato molto diverso da quello che a torto è stato da alcuni definito ‘dissidente'”.

Gli esponenti di quelli che si firmano ‘Movimento 5 stelle’, senza avere il coraggio di mettere i nomi (che invece sono stati messi, ad esempio, sotto altri documenti, a partire dal verbale di maggioranza in cui si parla di preventivi) quindi, danno il via al ‘recupero’ dei consiglieri Diego Tortis, Donato Gallina e Claudio Monti, che non hanno sottoscritto diverse decisioni della maggioranza, non hanno votato l’ex Sindaco all’Area metropolitana, sono stati assenti a molti consigli comunali e, in particolare Monti, non ha votato per due volte di seguito il documento di Bilancio, motivo per cui l’ex sindaco prima ne ha chiesto l’espulsione dal Movimento, e poi lo ha ‘perdonato’. Inoltre i tre sono stati indicati dall’opposizione consiliare di Nettuno come coloro che ‘passavano informazioni per mettere in difficoltà la giunta Casto’.

“Un comportamento – si legge ancora nel documento a firma del Movimento – forse dovuto alla paura di non riuscire a superare le evidenti difficoltà gestionali ma che invece ha portato molti ex assessori a chiudersi in una ‘torre d’avorio’. Non è un segreto per nessuno il fatto che le decisioni della giunta venissero apprese dai consiglieri solo dall’Albo pretorio o a mezzo stampa, con la quale fin da subito si è stabilita una sorta di collaborazione coordinata e continuativa, in barba alla comunicazione politica interna e a quella istituzionale.

Ma non a tutta la stampa locale però: il privilegio è stato concesso soltanto ad una testata online di cui molti di noi avevano sempre ignorato l’esistenza; che si è prodigata a pubblicare fino a 14 articoli nell’arco di un solo giorno, riguardanti gossip e opinioni personali. Testata che quando non agiva “motu proprio”, riportava pari pari notizie tratte dalla pagina social ‘istituzionale’ del secondo cittadino e che non riuscivamo a trovare sulla pagina istituzionale. Comunicazione politica? Istituzionale? La stessa testata che ha previsto e propagandato la fine della giunta Casto molto prima che ciò avvenisse realmente, di fatto instillando nei cittadini il timore per l’imminente futuro, con fumose ‘verità’ ed evidenti illazioni, quando non vere e proprie falsità. Ma si sa, i click pagano e preparare il terreno è sempre utile a garantirseli: il futuro può cambiare da un momento all’altro. Peccato che poi dita così veloci sulla tastiera non siano riuscite con la voce a formalizzare una semplice domanda al sindaco in sede di conferenza stampa pubblica. Misteri del giornalismo”.

Ancora una volta dimostrando scarso coraggio (o forse furbamente nel tentativo non riuscito di evitare una querela), il Movimento che non si firma ma parla coralmente (e coralmente sarà chiamato a rispondere) non fa il nome della testata ma è chiaro a tutti il riferimento al Clandestino giornale. Il Movimento fa finta di dimenticare che il primo a dare spazio alla nostra testata è stato proprio l’ex Sindaco Angelo Casto, che si è via via ritratto dal confronto perché urtato da come la nostra testata dava spazio alla sua giunta. Nessun confronto invece con i consiglieri, disposti a parlare con noi solo sotto giuramento di massima segretezza per evitare le ire dei colleghi di una maggioranza in cui il confronto interno è sempre stato carente. Il nostro giornale, prima e con più attenzione di altri, ha raccontato la crisi che ha portato alla caduta del Comune a guida grillina, ed ha potuto notare nel comportamento del gruppo a 5 stelle una totale mancanza di cultura di confronto democratico con la città e con gli organi di comunicazione. L’ex Sindaco Casto e la gran parte del gruppo consiliare hanno preso ogni critica e persino lo spazio dato a chi si riteneva ‘dissidente’ come un atto di lesa maestà, e si ha il coraggio in questa nota di parlare di Ego. Il diritto di critica è alla base della libertà di stampa e certamente la nostra testata non solo non ne ha mai abusato ma ha sempre detto la sua con rispetto e toni contenuti, in ogni occasione, abbiamo sollecitato il Sindaco ad una replica e a dire la sua. Occasione nell’ultimo anno mai colta. Infine la conferenza stampa di addio di Sindaco e consiglieri non era un’occasione di confronto per fare ‘una semplice domanda’. 

Quando un Sindaco sfiduciato esordisce in una conferenza stampa dicendo che le domande le fanno i cittadini prima della stampa, e che ognuno ha diritto a due minuti per potersi confrontare sulla fine di un’esperienza amministrativa, non vuole confrontarsi sui fatti e offende (per l’ennesima volta dopo il video con canzoncina che ha dedicato alla categoria) tutte le testate presenti.

“Intanto – dicono ancora dal Movimento – i consiglieri lavoravano alacremente nell’ambito delle proprie competenze: ai progetti, ai regolamenti, ai sopralluoghi, alle relazioni e alle indicazioni politiche da dare alla giunta, per riuscire a cambiare la loro città del cuore, che aveva dato loro le chiavi per la sua rinascita. Anche qualcos’altro cominciava però ad emergere, qualcosa che strideva con le reali proposte politiche che a volte venivano contrastate, a volte totalmente disattese. Le operazioni di ordinaria amministrazione cittadina venivano fatte passare per grandiose operazioni di rinnovamento strategico, sempre esaltate dalla pagina facebook del vicesindaco oltre che dalla citata (citata?) testata online, in una sorta di autocelebrazione assessorile che suonava troppo discordante dai principi della corretta gestione del ‘buon padre di famiglia’. Non parliamo dei principi fondanti del M5S perché troppo spesso sono stati menzionati e troppo spesso a sproposito per giustificare o mettere a tacere situazioni sgradevoli o di conflitto che quotidianamente venivano a crearsi, quasi una sorta di ‘forbice’ utilizzata per troncare una normale dialettica politica o per minacciare espulsioni, proprio da chi poi ha pagato le conseguenze del proprio agire in modo scorretto. Tutto questo avveniva contemporaneamente ad un lento e inesorabile distacco della maggioranza dei consiglieri da una giunta che procedeva per la sua strada facendo finta di ascoltare i cittadini, anche per legittimare progetti che di fatto erano stati già decisi senza ascoltare le indicazioni politiche loro comunicate, anche per iscritto. La rottura definitiva ed eclatante è avvenuta nel momento in cui questo percorso di distacco ha raggiunto il suo apice con la candidatura di un assessore di Nettuno a sindaco del comune di Anzio attraverso l’inserimento di una sua propria lista in uno scenario già occupato da due gruppi in attesa di certificazione dal M5S, con il rischio fin troppo evidente di non vederne certificata nemmeno una. Ma chissà se questa eventualità, fosse in realtà il fine ultimo? E l’averlo appreso dai media anziché dai diretti interessati, che hanno negato fino all’ultimo qualsiasi coinvolgimento nella la politica dei cugini di Anzio, ha messo drammaticamente in evidenza che il dialogo fra giunta e consiglieri era ormai irrimediabilmente compromesso, in un andirivieni di smentite che a ripensarci oggi… strappa un sorriso. La risposta alle nostre domande, e ricordiamo quella sbandierata da più o meno tutti i componenti dell’allora giunta, fu che le aspirazioni personali non entravano in contrasto con nessuna legge dello Stato e pertanto ampiamente legittime. E mentre un assessore presentava la sua lista allo staff nazionale, un altro si candidava alle parlamentarie e un altro ancora era pronto per lo staff regionale. Insomma, il presentimento iniziale e la sensazione che la soluzione dei problemi dei cittadini nettunesi non fosse poi così urgente e che l’investitura di qualche carica politica a Nettuno avesse la funzione di ‘trampolino di lancio’ ha preso corpo pian piano, in un crescendo rossiniano che ha avuto il suo epilogo con le dimissioni, prima minacciate e poi presentate, di 5 assessori su 6, in un atto di forza che crediamo mai sia avvenuto nella storia della nostra città”.

Qui il Movimento 5 stelle raggiunge l’apice del travisamento della verità dei fatti, facendo finta di non sapere una cosa nota a tutti e che l’ex Sindaco Angelo Casto ha confermato in parte anche durante la conferenza stampa di addio dopo la sfiducia (il video è disponibile sulla pagina del Movimento ma anche sulla pagina Fb del nostro giornale che non ha mai negato la parola al Movimento 5 stelle): Casto sapeva tutto della candidatura di Pompozzi (i cinque assessori dimissionari hanno detto con chiarezza che proprio Casto è il fautore del progetto, colui che ha chiesto a Pompozzi prima di candidarsi e poi, vista la mala parata, anche di farsi da parte), sapeva della candidatura di Fiorillo (a cui prima di Pompozzi aveva chiesto se era disponibile a candidarsi ad Anzio) ed ha dato espresso consenso alla candidata alla Regione Lazio che ha chiesto a Daniele Mancini di diventare assessore. Il Movimento ha chiesto le dimissioni dei tre assessori ma non del Sindaco che ha avallato tutte queste decisioni, anche lui evidentemente in contrasto con la maggioranza dei suoi consiglieri.

“Ma come evidente fin dalle prime ore dall’accaduto – scrivono ancora i grillini di Nettuno – una giunta così blasonata, efficiente e preparata, ha cominciato a gettar fango, con una caduta di stile e di dignità che mai, davvero mai neanche questa si era vista prima in questa città, con la complicità del solito giornale online che si è prestato a pubblicare e commentare documenti politici interni avuti di soppiatto da chi aveva il compito di custodirli ma che in realtà pensava più a se stesso che al bene pubblico. Si perché il fango avrebbe dovuto essere oltre che per il Sindaco, il cui torto originale è l’essersi fidato delle persone sbagliate, anche per i 10 consiglieri di maggioranza che gli avevano presentato un documento politico di malessere interno, chiedendo come ovvio, di allontanare i tre assessori in tutt’altre faccende affaccendati. Specchio dei tempi? Forse. Meno male che di giornali seri ne esistono ancora e dovrebbero, con serietà, combattere il lavoro di certi colleghi pennivendoli, che non hanno alcun interesse per la verità ma solo per il guadagno generato dalle visualizzazioni dei banner commerciali del sito web. La libertà di stampa può morire anche a colpi di click: dovremo tenerlo a mente”.

Qui ci preme dire la nostra. Pennivendolo è uno “Scrittore o giornalista che si pone al servizio di chiunque gli offra un compenso economico o altri vantaggi”. Questo non è il nostro caso. Siamo una testata on line regolarmente registrata e abbiamo titoli professionali per svolgere il nostro lavoro. Gli unici compensi che riceviamo sono quelli del nostro contratto di lavoro. Questa è una verità che ci batteremo per chiarire a fronte di chiunque, incapace di confronto democratico, ritenga che insultare e denigrare sia un mezzo per squalificare chi fa il proprio lavoro. Il giornale che racconta una crisi politica fa il proprio lavoro e non è ‘complice’ di nessuno. Un fatto questo talmente vero che rende evidente come gli infingimenti, i mezzucci, le accuse e le bugie di chi propinava la ‘favola’ del gruppo ‘unito e coeso’ si siano infranti sulla verità di una sfiducia reale. Il nostro giornale ha raccontato una crisi, chi oggi si firma Movimento ha negato la realtà dei fatti fino a che non ci ha sbattuto la faccia davanti. Ed oggi ancora, davanti alla sfiducia, si nega l’evidenza e non si accetta di aver dato vita ad un esperienza fallimentare. La libertà di stampa muore quando chi aspira a cariche politiche nega la verità, si chiude al confronto, e dimostra con il proprio agire di non avere una cultura politica e democratica adeguata alle proprie ambizioni. 

“Tutto il polverone sollevato ad arte – aggiungono dal Movimento – e finito negli occhi dei cittadini attraverso accuse di chissà quali fatti gravi, “indicibili”, riguardanti fantomatici preventivi e azioni da codice penale commessi dai dieci consiglieri fedeli ai cittadini ai quali si sono poi aggiunti l’undicesimo e il sindaco, ha a nostro avviso avuto un duplice scopo: non solo quello di provare a riabilitare figure estromesse dalla cosa pubblica, ma anche quello di preparare l’ultimo atto di una tragedia farsesca iniziata con la minaccia di dimissioni da parte del ‘pacchetto assessorile’, che non avendo però sortito l’effetto desiderato, pur di privare Nettuno del suo legittimo governo, in un abietto gioco di squadra si è servito dei consiglieri di opposizione e di quattro traditori della città. Purtroppo dopo aver cercato di parlare con loro più e più volte per un dialogo costruttivo, essere stati bloccati telefonicamente oltre ad essere stati accusati di averli insidiati con messaggi intimidatori, ‘traditori’ è l’unico termine col quali riusciamo ad appellarli. A nulla è valso il dialogo aperto con lo staff nazionale per cercare di comporre gli screzi. A nulla è valsa la richiesta di colloquio da parte di un Deputato della Repubblica. Il sentiero era già tracciato. Una caduta programmata con attenzione, avvenuta alla vigilia della festa della Patrona, in una città che la vive ogni anno con una emozione piena e intensa e che ha ottenuto tra i risultati, uno sconforto emotivo molto profondo non solo per il sindaco e i suoi consiglieri ma in tutti coloro che ne hanno preso parte, anche solo come spettatori. Un vuoto emotivo accompagnato dalla rabbia di non poter vedere il proprio Sindaco là dove era il suo posto, in mezzo alla gente. Un Sindaco che ha donato il suo stipendio ai più bisognosi. Sarà difficile dimenticarlo in fretta”.

Non ci piace fare i difensori civici ma anche qui, la bassezza del confronto è tale che ben poco resta da dire. Quattro consiglieri comunali del Movimento 5 stelle hanno sfiduciato il Sindaco grillino ritenendo che non fosse più garante dei valori in cui credevano. Non vogliamo entrare nel merito delle motivazioni personali che li ha mossi, non vogliamo dire chi ha torto o ragione. Ma non possiamo non dire che il termine ‘traditori della città’ è vergognoso. Che in nessun confronto civile si possono usare simili parole, che il rispetto dell’avversario è necessario anche nei confronti di chi compie gesti che non possiamo condividere. Se c’è un fatto certo è che i quattro che hanno sfiduciato il Sindaco lo hanno fatto contro i propri personali interessi, lo hanno fatto per propria fede e convinzione personale, se fossero rimasti avrebbero tradito se stessi, il Movimento, i propri principi. Non lo hanno fatto. Chi oggi si nasconde dietro la firma del Movimento e usa questo linguaggio dimostra tutti i propri limiti.

“Malgrado l’avvilimento, sentiamo ancora addosso la responsabilità del compito difficile e onorevole che ci hanno affidato i cittadini – aggiungono infine dimenticando di essere stati sfiduciati – e abbiamo imparato dai nostri errori che certe anomalie devono essere stroncate sul nascere, per il bene della città. Inutile elencare quello che abbiamo fatto in 20 mesi: è sotto gli occhi di tutti, grazie anche agli ex assessori dimissionari e soprattutto ai cittadini. Forse avremmo potuto fare di più, specialmente con la nuova giunta scelta dal sindaco e con la quale siamo riusciti in perfetta sintonia non solo a definire e perfezionare i progetti in itinere ma anche programmare nuove soluzioni in tutti i settori nevralgici per la vita e la rinascita della nostra città. Stavolta si, nel vero spirito 5 stelle. Ci hanno imposto solo una piccola pausa. In alto i cuori”.

MOVIMENTO5STELLE NETTUNO