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Nasce gruppo Fb per fare chiarezza sulla morte di Emiliano Ramaglioni

Si chiamava Emiliano Ramaglioni il ragazzo di 32 anni che il 27 aprile scorso, a distanza di 24 ore dal ricovero presso l’ospedale Riuniti di Anzio, ed è deceduto in circostanze ancora da appurare. Per ricordarlo e per portare aiutare la famiglia affinché sia fatta piena luce sulla vicenza, è nato un gruppo fb che è arrivato a contare quasi 1000 iscritti in poche ore.
“Emiliano aveva problemi al fegato, che periodicamente gli procuravano delle crisi respiratorie – a dirlo è la sorella Michela, che lo conosceva meglio di chiunque altro – ed è stato durante una di queste crisi che mio padre lo ha accompagnato all’ospedale di Anzio, dove tutti lo conoscono molto bene e dove, in casi del genere, di solito lo trasferivano con l’autobulanza privata a Roma, al Gemelli o al Campus Biomedico, dove tutto si risolveva attaccandolo ad un respiratore e monitorandogli la saturazione dell’ossigeno nel sangue. Ma la sera del 26 aprile non è andata così: Emiliano è arrivato con problemi respiratori in ospedale e, come da prassi imposta dal Coronavirus, è finito sotto il tendone esterno, per la misurazione della temperatura. Nonostante non avesse neanche un decimo di febbre, lo hanno ricoverato al primo piano, in un reparto Covid, privo di medici, in attesa dell’esito del tampone. A nulla sono valse – continua Michela – le rimostranze di mio padre, il quale conosceva quelle crisi, che nulla avevano a che fare con il Covid. Ma purtroppo quella è la prassi, ed è stata fatale a mio fratello. Il giorno dopo il ricovero è arrivata la telefonata che annunciava la morte di Emiliano, che tra l’altro sarebbe risultato negativo al tampone. Mi sono precipitata nella sua stanza dove la scena era pietosa, una pozza di sangue, con delle ferite alla testa e ad una gamba. Ho provato a chiedere lumi, a cercare qualcuno che mi dicesse cosa era successo a mio fratello. Non c’e stato niente da fare, nessuno sapeva nulla, non c’era neppure un medico in tutto il reparto, ma solo 2 infermieri addetti ai tamponi. Una cosa è certa: Emiliano, la notte tra il 26 ed il 27 aprile, è stato lasciato da solo, senza la necessaria assistenza e neanche l’ombra dei soliti macchinari necessari a monitorare la sua situazione, ed è morto. Per questo – conclude Michela – per fare chiarezza, per avere giustizia, ho iniziato questa nuova battaglia; e andrò fino in fondo, perché non si può morire così, nel fiore degli anni, strappato giovanissimo alla propria famiglia”.