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L’ANGOLO DEL PEDIATRA – Le Principali Tappe dello Sviluppo Psicomotorio

Nuovo appuntamento con la rubrica "L'angolo del Pediatra" a cura del dottor Alessandro Cafarotti che affronta le tematiche più importanti del settore e chiarirà i vostri dubbi. In questo articolo si parla delle tappe per lo sviluppo psicomotorio del bambino. Per inoltrare le vostre domande potere scrivere studiopediatricocafarotti@gmail.com OPPURE redazione@ilclandestinogiornale.it con oggetto “L’angolo del Pediatra”

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Lo sviluppo psicomotorio è un processo maturativo che nei primi anni di vita consente al bambino di acquisire competenze e abilità posturali, motorie, cognitive, relazionali. Si tratta di un progredire continuo, essenzialmente dipendente dalla maturazione del Sistema Nervoso Centrale (SNC), con tempi e modalità variabili per ogni bambino, ma in cui è possibile individuare delle “tappe” che vengono raggiunte secondo una sequenza universalmente analoga.

Alla nascita il bambino è totalmente dipendente dall’adulto che se ne prende cura. È l’adulto che lo sposta, lo cambia di posizione, gli sorregge la testa. Nell’arco dei primi diciotto mesi questa condizione di dipendenza viene superata.

Il bambino, in una progressione che va dalla capacità di sostenere la testa, mettersi a sedere senza appoggio, spostarsi (rotolando o strisciando o andando carponi), mettersi in piedi, iniziare a camminare, acquista una autonomia motoria generale che lo rende indipendente dall’adulto e capace di muoversi nell’ambiente senza dover ricorrere all’aiuto di altri.

Conquistare la possibilità di sedersi senza appoggio e poi di stare in piedi comporta la grande possibilità di avere le mani libere per manipolare gli oggetti. Anche nella manipolazione si assiste a una progressione di presa degli stessi con la possibilità di utilizzo sempre più precisa e raffinata: dalla presa iniziale con tutte le dita (dal secondo al quarto mese), alla capacità di afferrare gli oggetti con le ultime tre dita (mignolo, anulare, medio) opponendole al palmo della mano (quattro – sei mesi), il bambino riuscirà finalmente a orientare con precisione le mani e svilupperà quella tipica prensione umana che consiste nell’opporre il pollice all’indice, rendendolo capace di afferrare anche oggetti molto piccoli (sei – nove mesi). Ciò che succede in queste fasi di acquisizioni motorie è qualcosa di complesso e affascinante.

Nel nostro cervello c’è un’area appositamente abilitata al movimento, la cosiddetta “corteccia motoria”. In quest’area vengono “raggruppati” tutti i programmi di tutti i movimenti che siamo capaci di eseguire. Alcuni di questi programmi sono geneticamente predefiniti: come sostenere la testa e mettersi a sedere. La stragrande maggioranza dei programmi motori però sono appresi: portare il cibo alla bocca con uno strumento (cucchiaio o forchetta), bere da un bicchiere, salire le scale, svitare un bullone, piantare un chiodo.

Anche imparare a parlare ricorre a una componente di programmazione motoria: articolare e pronunciare correttamente un suono della propria lingua, vuol dire imparare a produrre quel suono mediante movimenti della laringe, palato, lingua. Ogni programma di movimenti, inoltre, è controllato dalla corteccia motoria anche nel senso specifico che se avviene in maniera errata, viene corretto.

I neonati hanno un atteggiamento extragravitario con attitudine nello spazio atta alla sospensione (riflesso tonico di afferramento delle mani e dei piedi se si stimolano le palme e le piante) come se fossero predisposti per attaccarsi al corpo di una madre pelosissima; ma già a 15-20 giorni, presi in braccio possono mantenere per qualche secondo il capo eretto.

Nei primi 4 mesi di vita gli schemi riflessi precedenti sfumano e compaiono invece reazioni riflesse che concorrono a costruire un’armatura posturale atta a facilitare l’assetto verticale. Le principali tappe posturali che il bambino raggiunge, dopo aver acquisito il controllo antigravitario del capo a 3 mesi, sono costituite dal controllo della stazione seduta autonoma a 8 mesi e dal mantenimento della stazione eretta a 10 mesi; intorno al primo anno di vita il bambino è in grado di fare i primi passi senza sostegno assumendo un atteggiamento con gli arti superiori sollevati e parzialmente abdotti (a “guardia alta”) e mantenendo i piedi distanti tra loro (“a base allargata”). Nella maggior parte dei bambini la deambulazione autonoma bipede è preceduta da una deambulazione quadrupedica (“gattonamento”). Nel corso del secondo anno di vita si assiste ad un progressivo affinamento delle abilità motorie; verso i tre-quattro anni comincia a comparire la preferenza di lato e prima dei sette anni diviene definitiva la dominanza laterale insieme con la completa maturazione della capacità di mantenere l’equilibrio.

 

Principali Tappe dello Sviluppo Psicomotorio:

  • 3 mesi: Controllo antigravitario del capo
  • 8 mesi: Stazione seduta autonoma
  • 12 mesi: Deambulazione autonoma

 

Già a partire dal terzo mese di vita si osserva il graduale sviluppo della capacità di afferrare e di coordinare la vista con i movimenti delle mani. Il riflesso di prensione (“grasping”), presente alla nascita, deve scomparire per lasciare spazio ai movimenti di prensione volontaria; dapprima il bambino sarà in grado di fare movimenti di prensione utilizzando tutte le dita (prensione “a rastrello”) e successivamente, intorno agli otto mesi, la prensione sarà più raffinata con la capacità di mettere in opposizione il dito indice ed il medio con la base del pollice (“pinza inferiore”); soltanto intorno al primo anno il bambino diverrà in grado di opporre la falange distale del pollice con quella dell’indice (“pinza superiore”): abilità esclusiva della specie umana. Ma il bambino non userà la sua mano solo per afferrare, i gesti hanno una valenza comunicativa che diviene particolarmente evidente con la conquista del “pointing”, della capacità, cioè, di coinvolgere l’adulto in meccanismi di attenzione condivisa, utilizzando il dito per indicare.

 

La sperimentazione motoria….

L’attività motoria è per il bambino la base di tutte quelle funzioni mentali che gli permetteranno di muoversi adeguatamente nell’ambiente, quest’attività deve essere la più possibile libera. Quanto più si lascia al bambino lo spazio e il tempo di sperimentazione tanto più si arricchiscono i suoi programmi motori e tanto più si lascia possibilità di crescita alle funzioni mentali. Questo vuol dire che l’ambiente giornaliero, la vita quotidiana, offre di per sé stimoli sufficienti al bambino. L’ambiente di vita è di per sé una complessa palestra di sperimentazioni per il bambino nei primi mesi di vita: dagli spazi e oggetti da conquistare, alle relazioni con gli altri (adulti e bambini), agli apprendimenti da fare propri (camminare, mangiare da solo, salire le scale, ecc.). E tutto questo nel bambino avviene come scoperta e conquista e piacere.

Dottor Alessandro Cafarotti, specializzato in Pediatria e diploma nazionale SIUMB in ecografia pediatrica.
Studio pediatrico Cafarotti,via Flora 9
00042 Anzio tel.  331 974 4331

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