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L’ANGOLO DEL PEDIATRA – Quando mio figlio non mangia frutta e verdura

Nuovo appuntamento con la rubrica "L'angolo del Pediatra" a cura del dottor Alessandro Cafarotti che affronta le tematiche più importanti del settore e chiarirà i vostri dubbi. In questo articolo si parla di quando il bimbo non mangia frutta e verdura. Per inoltrare le vostre domande potere scrivere studiopediatricocafarotti@gmail.com OPPURE redazione@ilclandestinogiornale.it con oggetto “L’angolo del Pediatra”

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“Mio figlio non mangia frutta e verdura!” È questa un’affermazione ricorrente in quasi tutte le famiglie. Come mai ai bambini raramente piace mangiare frutta e verdura?

Frutta e verdura sono alimenti fondamentali per una aN alimentazione e per la corretta crescita. Questi alimenti apportano (in termini di fibra, acqua, vitamine e sali minerali) importanti benefici per una corretta crescita e un normale sviluppo.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità e molte società scientifiche hanno sottolineato che il consumo giornaliero di almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno riduce il rischio di malattie come il cancro, l’infarto, il diabete e le malattie cardiovascolari. Questi consigli alimentari sono validi sia per adulti che per bambini.
Il perché del rifiuto
I bambini, durante l’epoca delle prime pappe, iniziano a mangiare e a esplorare tutti i sapori, soprattutto frutta e verdura, con entusiasmo. Guardano con eccitazione ogni cibo che presentiamo a tavola e assaggiano con piacere tutto quello che è commestibile.
A partire dal secondo-terzo anno di vita, spesso iniziano a restringere le loro scelte alimentari, preferendo il consumo ripetuto di pochi cibi, rifiutando l’assaggio di cibi nuovi o di alimenti che prima venivano gustati con piacere.
Nel corso della nostra lunga evoluzione, abbiamo selezionato geneticamente e quindi inconsapevolmente un comportamento che riduce la possibilità di mangiare cibi freschi, colorati, preferendo i “soliti” cibi, possibilmente di colore chiaro e di consistenza croccante durante il periodo della crescita. Questo comportamento di tipo atavico, che in tempi antichissimi salvava la vita ai bambini, ora, ai giorni nostri, dove ogni alimento è confezionato, etichettato e super controllato, è diventato controproducente in quanto riduce la possibilità di avere una dieta sana e diversificata.
Neofobia: la paura del nuovo
Quando a tavola sentiamo dire con disgusto: Non mi piace!, dobbiamo sapere che questo è un comportamento naturale definito dai ricercatori che lo hanno studiato “neofobia ai cibi”.
I ricercatori, che hanno studiato questo comportamento, hanno dimostrato che tale modo di fare è influenzato al 75% dalla genetica (dove ben poco possiamo intervenire) ma – buona notizia – al 25% è influenzato dall’ambiente, quindi dai comportamenti di mamma e papà. Qualcosa, allora, si può fare.

“Questo sì, questo no”: la selettività

In età prescolare e scolare è frequente che i bambini mostrino avversione per la verdura o la frutta. Questo comportamento è chiamato selettività.
Il bambino selettivo è un bambino che accetta di mangiare solo alcuni alimenti, cucinati in una certa maniera, presentati in un determinato modo. Il problema, tuttavia, non è sempre e solo il gusto: il bambino selettivo può avere difficoltà, ad esempio, a maneggiare un alimento con una determinata consistenza o avvicinarsi a cibi di un colore particolare. Può capitare inoltre che si rifiuti di assaggiare nuovi cibi.
È importante che i bambini superino questa avversione, tanto più se i cibi in questione sono la frutta e la verdura.

Il buon esempio ed il supereroe….
Innanzitutto, si può continuare a offrire un cibo nuovo anche se il bambino lo rifiuta: è stato dimostrato che anche dopo 10-20 offerte ripetute, il bimbo inizierà ad assaggiare quel cibo. I bambini imparano spesso per imitazione: se un genitore ha una dieta variata e mangia sempre con piacere ed entusiasmo, a ogni pasto, frutta e verdura, il bambino potrà imparare attraverso tale testimonianza ad assaggiare questi alimenti. Anche l’osservazione tra pari, alla mensa dell’asilo o della scuola d’infanzia, può aiutare molto.
È stato sperimentato che il bambino imita il comportamento dell’eroe preferito; ai tempi dei cartoni animati di Braccio di ferro ci fu un notevole aumento del consumo di spinaci in scatola da parte dei bambini: occhio quindi alle preferenze alimentari degli eroi che i nostri bambini vedono sullo schermo o nelle pubblicità!
A tavola è importante il rispetto della persona. E’ stato dimostrato che insistere perché il bambino mangi rafforza il disgusto per quel cibo. Non insistete mai!

Familiarizzazione ed accettazione

E’ importante ricordare che il processo di familiarizzazione e accettazione di un alimento non è immediato. Ci vogliono tempo, costanza, esposizione e assaggi ripetuti perché il bambino possa accettare un determinato cibo come parte della sua alimentazione. E’ necessario stimolare la sua fantasia e creatività, inventare ricette appetibili, sperimentare diverse cotture. Se la zucchina lessa non va, si potrà ritentare con quella grigliata, o stufata in padella, come condimento per la pasta, o come parte di preparazioni più complesse.
E se il bambino rifiuta l’assaggio, a fine pasto gli si porterà via il piatto, ma senza proporgli in alternativa qualcosa di gradito. Il giorno successivo, si ritenterà di nuovo, magari con un frutto o una verdura diversa, continuando a dargli il giusto esempio.

Dottor Alessandro Cafarotti, specializzato in Pediatria e diploma nazionale SIUMB in ecografia pediatrica.
Studio pediatrico Cafarotti,via Flora 9
00042 Anzio tel.  331 974 4331

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