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PILLOLE DI PSICOLOGIA – Il gioco d’azzardo patologico

Nuovo appuntamento con la rubrica "Pillole di Psicologia" a cura del dottoressa Elena Cagnacci che affronta le tematiche più importanti del settore e chiarirà i vostri dubbi. In questo articolo si parla del gioco d'azzardo patologico. Per inoltrare le vostre domande potere scrivere redazione@ilclandestinogiornale.it con oggetto “Pillole di Psicologia"

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Con le parole “gioco d’azzardo” si intendono tutte quelle modalità di gioco che impiegano l’uso di soldi quale “azzardo” per vincerne altri, e dunque lo scommettere, il giocare ai videopoker o alla c.d. “macchinette” (slot-machine) nei bar, i comuni giochi di carte, il famosissimo Superenalotto (e tutti i giochi simili) e così via. Ad oggi è un’attività sociale diffusissima, al punto che su 45 milioni di italiani tra i 18 ed 80 anni, 13 milioni non giochino, 8 giochino ad un solo gioco e 24 milioni a più di un gioco.

Ma perché si gioca? Dagli studi che sono stati condotti negli ultimi anni, sembra che il ricorrere al gioco sia il ricercare una forma di risposta a bisogni e ruoli che non possono essere soddisfatti o raggiunti in altro modo. Giocare d’azzardo significa infatti entrare in un mondo “parallelo”, avventuroso, che può consentire magiche trasformazioni (vittorie) della vita senza grandi sforzi ma solo affidandosi al caso. Spesso si inizia a giocare spinti dalla noia, da sentimenti depressivi o oppressivi, da insoddisfazioni nella vita coniugale o lavorativa, dalla sensazione che la vita sia piatta, vuota o priva di senso. Il gioco diviene così un rifugio da tutto ciò, uno spazio dinamico, eccitante e magico, pieno di fantasie di ricchezza e rivincita, dove poter sognare di arricchirsi senza faticare, dove una piccola vittoria alimenta un forte senso di onnipotenza e fa dimenticare, almeno per un po’ problemi e preoccupazioni. È qui che inizia la dimensione di dipendenza e che il gioco d’azzardo diviene patologico. Sebbene all’inizio molti giocatori riescano a vedere e conoscano le conseguenze a cui può condurre il gioco (come avviene anche per i tossicomani), ritengono tuttavia di essere immuni da quelle conseguenze, di essere diversi dagli atri, di riuscire a controllarsi, traendo solo divertimento e piacere e, talvolta, provando l’eccitazione di andare un po’ oltre i loro limiti (economici in primis!), con la convinzione tuttavia di poter smettere quando lo desiderano. Ciò che accade successivamente è che il giocatore gioca sempre più spesso in solitudine ed il suo pensiero è costantemente diretto al gioco; si inizia a mentire ai familiari, agli amici, ai datori di lavoro, si iniziano a chiedere anticipi sugli stipendi, prestiti, in alcune occasioni si arriva ad atti di antisocialità (furti, giochi in borsa a spese di clienti, ecc…). Il pensiero dominante è “ancora una vittoria e poi smetto”, oppure, “faccio un ultimo sacrificio e verrò ricompensato” e questo pensiero porta così a rincorrere una vittoria che anche quando arriva non è sufficientemente soddisfacente da interrompere effettivamente la catena. Gradualmente il giocatore entra in una fase di disperazione: il gioco ha preso il controllo e tutto ciò che ne è conseguito (liti, bugie, prestiti, creditori che incombono, separazioni, ecc…) porta la persona ad essere sempre più sola ed isolata, a punto che molte vittime hanno pensato (o sono passati all’azione) di togliersi la vita. La stessa famiglia è in difficoltà poiché queste persone prosciugano i patrimoni nel tentativo di recuperare o riparare alle perdite. A questo punto, tuttavia, molte vittime decidono di farsi aiutare, spesso spinte dai parenti, anche loro sofferenti ed in grandi difficoltà economiche. In questi casi è utile recarsi presso i centri di aiuto contro il gioco d’azzardo patologico, i cui indirizzi si trovano facilmente in internet. Come per le tossicodipendenze, il primo passo è riconoscere di trovarsi in una situazione di sofferenza e di dipendenza: a tal proposito è stato studiato che, similmente alle crisi di astinenza dei tossicodipendenti, anche i giocatori d’azzardo vanno incontro ad una vera e propria crisi di astinenza, con sintomi come i dolori addominali, i tremori, il mal di testa, la diarrea o i sudori freddi. Al contempo, le vittime del gioco soffrono spesso di depressione, nervosismo, paura, difficoltà di memoria e concentrazione, ecc… Purtroppo, il fatto che il gioco d’azzardo sia favorito dallo stato, fa sì che sia socialmente più accettabile di una tossicodipendenza e che le vittime accedano alle cure molto più tardi poiché gli effetti si riscontrano dopo molto tempo, differentemente dall’uso di alcol o droghe.

Concludo riportando un’utile lista di sintomi utili a capire come riconoscere una persona che soffra di gioco d’azzardo patologico (American Psychiatric Association , Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. V ed DSM-V, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014): per un periodo di almeno 12 mesi si devono verificare ameno 4 dei seguenti sintomi: necessità di giocare una quantità crescente di denaro con lo scopo di raggiungere l’eccitazione desiderata; irritabilità o irrequietezza quando tenta di  ridurre o interrompere il gioco d’azzardo; la vittima ha effettuato ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o interrompere  il gioco d’azzardo; è spesso preoccupato per il gioco d’azzardo (per esempio, ha pensieri persistenti di rivivere esperienze passate del gioco d’azzardo, di problematiche  o di pianificazioni future, pensando  come ottenere danaro con cui giocare); spesso gioca quando si sente in  difficoltà (per esempio, assenza di speranza, in colpa, ansioso, depresso); dopo aver perso soldi al gioco, spesso  torna un altro giorno (perdite “inseguite”); racconta bugie per nascondere il coinvolgimento nel gioco d’azzardo; ha messo a repentaglio o ha perso  una relazione significativa, il lavoro, lo studio o una opportunità di carriera  a causa del gioco d’azzardo; si basa su altri per cercare denaro  per alleviare le disperate situazioni  finanziarie causate dal gioco d’azzardo.

Elena Cagnacci, psicologa e psicoterapeuta

Dott.ssa Elena Cagnacci  Psicologo – psicoterapeuta
Consulente tecnico d’ufficio del Tribunale di Velletri
Consulente di mediazione familiare
Via Gorizia 17 (Nettuno)