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Mariateresa Russo: “Ospedale, la Regione sia parte attiva del confronto”

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Mariateresa Russo

“Nel documento uscito dal Consiglio comunale congiunto Anzio – Nettuno del 26/09/2019 sull’Ospedale Riuniti di Anzio-Nettuno sono state accolte ed inserite due mie specifiche richieste di modifica, concordate con il mio gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle”. Lo scrive il consigliere comunale di Anzio Mariateresa Russo in una nota stampa.

“La prima – spiega – è quella di contingentare nel tempo le risposte alle tante richieste contenute nel documento. Ho infatti chiesto che a tre mesi dalla data di approvazione delle specifiche richieste indirizzate al dottor Mostarda, Direttore generale Asl Roma 6, si faccia il punto dei progressi del lavoro di raccordo tra enti e dirigenza Asl.

La seconda è quella di inserire come parti attive dei lavori i rappresentanti della politica in Regione Lazio a partire dal Presidente Zingaretti, l’assessore D’Amato e i Consiglieri facenti parte della commissione Sanità.

La responsabilità della politica regionale non può e non deve restare in disparte col coinvolgimento del solo Direttore Mostarda che, come detto in Consiglio comunale è un mero esecutore di quello che è il Piano di rientro economico della Sanità della Regione.

Piano di rientro economico che grazie alla politica degli ultimi anni del Partito Democratico laziale diventa una razionalizzazione dei poli ospedalieri basata sul taglio dei servizi, del personale, delle attrezzature e dei reparti, e non un taglio netto agli sprechi, alla burocrazia, agli stipendi e compensi d’oro, a tutto quello insomma che gira intorno al mondo della Sanità che con il diritto alla Salute c’entra ben poco, anzi, lo rallenta e lo svilisce.

E’ tempo per gli enti locali di alzare la voce con chi ha provocato il decadimento programmatico e sistemico del nostro ospedale Riuniti – conclude il consigliere grillino – come degli altri poli ospedalieri, con un disegno sulla carta che non corrisponde alla vita vissuta di cittadini ed operatori, al cospetto di un sistema collassato e non più in grado di far fronte alle esigenze dei territori, testimonianza ne è l’emigrazione dei malati verso gli ospedali delle altre regioni che offrono standard nettamente più elevati, pur facendo parte dello stesso sistema sanitario nazionale”.