Home Politica Pista ciclabile di Nettuno, l’architetto Trulli che l’ha disegnata:”Tutto stravolto”

Pista ciclabile di Nettuno, l’architetto Trulli che l’ha disegnata:”Tutto stravolto”

In questi giorni ho visto pubblicato, sull’albo pretorio del nostro Comune, il Progetto in Variante dell’intervento di realizzazione della “Pista ciclabile

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 PISTA CICLABILE: LO STRAVOLGIMENTO DI UN PROGETTO 

In questi giorni ho visto pubblicato, sull’albo pretorio del nostro Comune, il Progetto in Variante dell’intervento di realizzazione della “Pista ciclabile e riqualificazione di aree del centro storico” da me elaborato, fino alla fase del Progetto Esecutivo, insieme a più validi professionisti anche in tema impiantistico, di pianificazione delle infrastrutture ed in materia di restauro di beni storici. 

In merito alla pista ciclabile, l’idea guida che ci aveva accompagnato nella progettazione era stata quella di realizzare un percorso del tipo bidirezionale in sede propria: così si definisce un percorso ciclabile contenente i due sensi di marcia, in corsie a loro esclusivamente riservate, protetto dal traffico veicolare. 

Questo perché, una volta vinta la gara pubblica per l’affidamento, documentandomi, ho appreso da numerosi studi effettuati in merito alla mobilità urbana, che la bicicletta, per tragitti di 3-4 km in ambito cittadino, si è dimostrato essere un mezzo di trasporto più veloce rispetto all’auto privata. 

Alla luce di questo, ho creduto fermamente nell’idea di realizzare una pista che potesse costituire una modalità di trasporto alternativa ai tradizionali metodi di trasporto, costituiti dai veicoli motorizzati e non solo un luogo dove potersi recare la domenica a fare una pedalata con i figli/nipoti. La tipologia scelta è stata frutto della consapevolezza che, per realizzare questo cambiamento culturale a minore impatto ambientale e più salutare, i cittadini hanno bisogno di tempo e soprattutto di trovare percorsi funzionali e sicuri. 

Ho cercato pertanto di perseguire tali obiettivi nella progettazione, individuando al contempo le soluzioni che potessero ridurre al minimo la perdita di posti auto e non penalizzando lo spazio ad uso dei pedoni, se non dove le caratteristiche dei luoghi, lo rendessero maggiormente funzionale alle varie problematiche presenti sul tavolo di lavoro. 

Con grande rammarico, ho constatato che tali principi guida non sono presenti affatto nel progetto della Variante approvata, in cui trovo: 

 su Via della Vittoria, nel tratto compreso tra Via Orsenigo e la Chiesa di San Francesco, marciapiedi ridotti nelle dimensioni a tal punto che non possono più essere definiti tali e vengono declassati ad “area di rispetto” e pertanto non più idonei al transito pedonale; 

 modifica del tracciato all’altezza di Via Orsenigo, che annulla la soluzione trovata per allineare il tratto di ciclabile di Via della Vittoria con quello di Via Gramsci (area di fronte l’edificio denominato Divina Provvidenza); 

 ampia porzione di pista ridotta da mt. 2,50 a 2,00 di larghezza; 

 quantità di parcheggi per auto perduti in numero maggiore; 

 la rinuncia ai lampioni previsti davanti la Chiesa di San Francesco, che avrebbero garantito l’adeguata illuminazione all’area e all’attraversamento sia pedonale che ciclabile; 

 inevitabili conflittualità che si genereranno tra i ciclisti ed i pedoni nel percorso Via Sangallo-Ufficio postale centrale; 

 inevitabili conflittualità e rischi che si genereranno all’incrocio delle Vie Cattaneo-Gramsci-Romana-Piazza Mazzini, nel punto dell’attraversamento ciclabile; 

LA TRASFORMAZIONE DEI TRATTI SUDDETTI DA PISTA CICLABILE A PISTA CICLOPEDONALE, cioè non sarà più una ciclabile ad uso esclusivo delle biciclette, ma saranno autorizzati a percorrerla, in contemporanea ai ciclisti, tutti i pedoni in transito su quel lato della strada, mi riferisco ad esempio a tutti coloro che si muoveranno lungo l’asse Chiesa di San Francesco-Ufficio postale; 

 il percorso compreso tra Via Romana e Via Giovanni Paolo (discesa per il porto), spostato sul lato opposto della via, rispetto al progetto iniziale e privato del cordolo di separazione, in muratura e pietra, che lo separava e proteggeva dalla sede stradale usata dai veicoli motorizzati, cordolo sostituito con segnaletica a terra ed occhi di gatto, dispositivo di segnalazione stradale riflettente alto mediamente 1,5-3,0 cm. 

Quella che realizzeranno non si potrà chiamare più una pista ciclabile, forse, per l’uso che inevitabilmente se ne farà, potrebbe essere definita un marciapiede a quota stradale, forse un luogo dove andare a passeggiare; il risultato sarà quello di aver sostituito un marciapiede a quota sopraelevata con uno a quota stradale. 

Quello che si realizzerà potrebbe essere anche più utile o di interesse maggiore per la cittadinanza, rispetto alla pista, ma è un’altra cosa, è un’altra cosa, ed invito tutti a non chiamarla più pista ciclabile, la PISTA CICLABILE NON CI SARA’ !!!. 

Ritengo che ogni progetto o lavoro possa essere sempre migliorato e questo vale a maggior ragione per il mio operato, ma le scelte attuate nella Variante non le condivido, non posso condividerle, perché oltre a non essere in armonia con quelle che avevano costituito l’orientamento della progettazione da me realizzata, le ritengo peggiorative sotto l’aspetto della sicurezza dei ciclisti verso il traffico motorizzato, peggiorative per gli ulteriori conflitti che genererà con i pedoni, peggiorative per i rischi aggiuntivi riservati ai ciclisti, determinati dall’aver lasciato una palma in mezzo alla pista o previsto dei cordoli laterali troppo alti. 

Agendo in tale maniera, si stanno creando i presupposti, affinché tale opera sia ancora più avversata da chi non la condivide ed al contempo mal accettata, da chi vuole o potrebbe volerla utilizzare, fino a dover poi, tra non molto tempo, rimetterla in discussione, correndo il rischio di doverla rimuovere. 

Per tali motivi io dico: con queste premesse meglio fermarsi ora e non andare oltre con i lavori. 

Il rammarico di architetto, nel vedere stravolto un proprio progetto, è comunque inferiore a quello che proverò come cittadino, nel dovermi ogni giorno confrontare con la realizzazione di un’opera, che per come la stanno variando, la ritengo non idonea e complessivamente peggiorativa, della situazione ante opera. 

Un grande architetto italiano, Renzo Piano, parlando della sua professione ha scritto: che è un mestiere delicato e pericoloso non solo per chi lo pratica ma anche e soprattutto per gli altri … una brutta musica si può non ascoltare o un brutto quadro si può non guardare, un brutto intervento è li, di fronte a noi, lo vediamo per forza, è responsabilità pesante anche per le future generazioni … l’architettura è pericolosa perché viene imposta ad altri. 

Nella progettazione della ciclabile e nel finanziamento regionale, avevo visto il mezzo per porre l’attenzione anche sulla riqualificazione di alcuni ambiti urbani, adiacenti al percorso, tra i molteplici 

meritevoli di manutenzione. Devo anche qui constatare, per le parti in corso di esecuzione, che si è deciso di apportare delle variazioni al progetto approvato e su cui erano state rilasciate le autorizzazioni ed i nulla osta da parte degli enti competenti. 

Credo di essermi dilungato troppo e forse ci sarà occasione per tornare su questo argomento. 

Per chi fosse interessato ad approfondire il tema, per farsi una propria idea su quanto detto, può visionare il Progetto Esecutivo del 2017 e la Variante al Progetto Esecutivo del 2019, al link sottostante. 

https://www.dropbox.com/sh/mkdj5ie6pvveu7t/AACC0ujzKlrDwF3BpCrihNkia?dl=0 

Nettuno, 26 marzo 2019 

Arch. Fabrizio TRULLI