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Carico di cocaina dal Cile, tre a giudizio: anche un 53enne di Anzio

Sono stati rinviati a giudizio i tre uomini coinvolti in un’inchiesta sull’importazione di oltre 84 chili di cocaina dal Cile e arrestati a luglio dalla Guardia di Finanza

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Sono stati rinviati a giudizio i tre uomini coinvolti in un’inchiesta sull’importazione di oltre 84 chili di cocaina dal Cile e arrestati a luglio dalla Guardia di Finanza. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Livorno ha disposto un processo per Luigi Ciarelli, esponente della nota famiglia di origine nomade da tempo stabilitasi a Latina, il 48enne Benito Aversano, di Aprilia, e Claudio Pitolli, 53enne di Anzio. La prima udienza è fissata per il prossimo 7 maggio.

Le indagini sono iniziate il 29 gennaio dell’anno scorso, quando al porto di Livorno è approdata una nave proveniente da San Antonio, in Cile. Utilizzando anche lo scanner in dotazione all’Agenzia delle dogane, il personale della stessa Agenzia e gli investigatori della Guardia di finanza hanno notato delle anomalie in una cisterna d’acqua custodita in un container e destinata a una ditta toscana. All’interno della cisterna sono stati così scoperti dei supporti di metallo in cui erano stati nascosti oltre 84 chili di cocaina, che immessa sul mercato avrebbe fruttato 19 milioni di euro. Sostituiti quei supporti con altri vuoti, i finanzieri hanno iniziato a monitorare i telefoni dell’azienda a cui era diretto il carico e quando alla ditta sono arrivate le prime telefonate per far trasportare quella cisterna nel Lazio gli accertamenti si sono concentrati su Ciarelli, Aversano e Pitolli. Il carico è stato portato ad Aprilia e da lì a Latina, nei pressi dell’abitazione di Ciarelli, fratello del boss Carmine. Quando sono stati aperti i supporti in metallo sono però stati trovati vuoti. Gli indagati hanno pensato che la coca fosse in qualche altro punto della cisterna ma subito dopo per loro, senza avere il tempo di fare ulteriori particolari ricerche, sono scattate le manette. Secondo il gip, Aversano e Ciarelli sarebbero “parte di centri malavitosi in grado di organizzare trasporti internazionali di grosse partite di stupefacenti” e avrebbero “le risorse economiche per farlo”, mentre Pitolli sarebbe “il braccio operativo” del gruppo, che tra un falso e una sostituzione di persona si sarebbe occupato anche di pagare la ditta toscana incaricata del trasporto della cisterna fino ad Aprilia.