Home Cronaca Traffico di cocaina tra Nettuno e San Basilio, confermati tutti gli arresti

Traffico di cocaina tra Nettuno e San Basilio, confermati tutti gli arresti

Sono stati confermati anche dalla Cassazione gli arresti di alcuni dei principali indagati nell’inchiesta “Gallardo”, relativa a due organizzazioni

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Sono stati confermati anche dalla Cassazione gli arresti di alcuni dei principali indagati nell’inchiesta “Gallardo”, relativa a due organizzazioni criminali che avrebbero gestito il traffico di cocaina tra il quartiere romano di San Basilio e Nettuno. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da P.I. 37 anni, e D.P., 38 anni, e rigettato quelli di V.P. 48 anni, e F.F., 38 anni, confermando così la misura cautelare in carcere per i quattro emessa a marzo dal gip del Tribunale di Roma e già avallata dal Riesame.

I carabinieri, monitorando il traffico di coca tra San Basilio e il litorale, tra il 2013 e il 2016, hanno ritenuto che fossero state costituite due associazioni criminali, una capeggiata dai fratelli Genny e Salvatore Esposito, figli di Luigi, esponente del clan camorristico napoletano Licciardi, operativa a San Basilio, e l’altra diretta e organizzata a Nettuno da Polito, che riforniva anche gli Esposito. Dalla Lamborghini Gallardo utilizzata dai due fratelli ha preso il nome l’operazione e, analizzando anche una mole di intercettazioni e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia E.B. a marzo sono stati compiuti 19 arresti. Secondo gli inquirenti, Iovinella, considerato anche il mandante dell’intimidazione alla Guardia di finanza di Nettuno, a cui venne bruciata un’auto, sarebbe stato parte dell’organizzazione criminale degli Esposito, famiglia tra l’altro trapiantata prima nella città del Tridente e poi trasferitasi a Roma. E proprio a Nettuno si sarebbe occupato dello smercio di cocaina. Un’inchiesta intrecciatasi con un’altra indagine portata avanti dalla Procura di Cagliari. Polito avrebbe appunto rifornito di droga i due figli di Luigi Esposito, Petrucci avrebbe operato a San Basilio e Filippone avrebbe appianato i dissidi tra l’organizzazione criminale di Polito e quella di Perronace, per una fornitura cattiva di droga fatta dalla prima associazione criminale alla seconda. Un impianto accusatorio che ha retto al vaglio della Cassazione.