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Logos, se il pensiero non si interrompe nell’arte, la mostra alla Divina provvidenza

E' a cura di Angelo Favaro la mostra "Logos, se il pensiero non si interrompe nell'arte" che si terrà al 10 e l'11 novembre presso il locali dell'ex Divina provvidenza

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E’ a cura di Angelo Favaro la mostra “Logos, se il pensiero non si interrompe nell’arte” che si terrà al 10 e l’11 novembre presso il locali dell’ex Divina provvidenza a Nettuno, in parte bonificata dalle associazioni e messa disposizione delle realtà culturali della città.
In mostra le opere di Alessandro Meschini, Cornelia Farcas e Ada Impallara. Proprio Ada Impallara, Direttrice delle Accademia delle arti visive e musicali con sede a Lavinio, in cui insegna discipline pittoriche ci parla di questo progetto ma anche della sede che li ospita.

Ada Impallara

“E’ la prima volta che espongo a Nettuno – ci spiega – questa città e questo territorio hanno tanti artisti e nessuno spazio adeguato alle esposizioni. Anche il Forte Sangallo non è valorizzato come si dovrebbe. Si stente la mancanza di uno spazio espositivo autonomo che restituisca spazi ai cittadini e anche agli artisti. Spazi a costo zero per una categoria come quella degli artisti, che non ha alcun diritto e nessun riconoscimento. Purtroppo oggi gli artisti sono visti o come geni assoluti o come svagati che hanno un passatempo, l’essere artista non è considerato un lavoro, non abbiamo pensioni, categorie di riferimento e spesso i cittadini non sono abituati a considerare l’arte a livello locale. Per questo certi spazi sono addirittura vitali per incoraggiare l’espressione artistica. Oggi – sottolinea Ada Impallara – gli artisti non sono integrati nella società, sono come immigrati senza alcun riconoscimento”. E allora i cittadini di Anzio e Nettuno sono tutti invitati questo fine settimana presso la Ex Divina provvidenza, per mantenere aperto e vitale uno spazio culturale, per offrire uno spazio a chi produce arte e cultura in una città a cui i luoghi di cultura mancano. Inutile ricordare che non c’è una biblioteca pubblica, un cinema, un teatro, non c’è spazio per l’espressione di molti.