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Federica Angeli presenta il suo libro a Nettuno: “La mafia si può vincere”

Una donna che ne ha passate tante ma che è sempre riuscita a vincere le sue battaglie grazie alla forza e al coraggio che l’hanno sempre contraddistinta.

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Federica Angeli a Nettuno

di Mirko Piersanti

Una donna che ne ha passate tante ma che è sempre riuscita a vincere le sue battaglie grazie alla forza e al coraggio che l’hanno sempre contraddistinta. Questa donna ha un nome e un cognome: Federica Angeli, giornalista e adesso anche scrittrice del quotidiano La Repubblica, conosciuta per le sue inchieste sulla mafia romana e da sempre paladina della legalità. I suoi interventi e suoi articoli hanno inferto duri colpi ai clan mafiosi di Ostia e dato un prezioso contributo per i tanti processi che hanno già prodotto sentenze di condanna. La coraggiosa cronista dal 2013 è costretta a vivere sotto scorta, dopo aver assistito ad un’episodio di cronaca e aver scelto di parlare, questo non le ha impedito di continuare a combattere per la legalità e per la giustizia. I cittadini di Nettuno hanno avuto l’occasione di conoscere questa grande giornalista nella giornata di ieri presso la sala consiliare del Comune nettunese in occasione anche dell’uscita del suo ultimo libro “A mano disarmata. Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta”. In questa occasione erano presenti anche il direttore dell’Università Civica “Andrea Sacchi” Chiara Di Fede, il presidente dell’Università Civica Roberto Fantozzi, il giornalista del Messaggero Giovanni Del Giaccio ed Edoardo Levanini, presidente dell’Associazione Antimafia Anzio – Nettuno. “Io sono una persona normalissima e avevo la stessa vita come quella di ognuno di voi che improvvisamente nel giro di tre ore – ha raccontato Federica Angeli – è stata stravolta non solo a livello famigliare ma anche a livello professionale. Nel corso dei miei ventidue anni ormai di cronaca nera e giudiziaria di inchieste sul campo ne ho fatte tantissime, una delle prime fu testimoniare i combattimenti clandestini di pitbull. Bisogna sapersi infiltrare bene nelle realtà per poterla raccontare poi meglio, da quando io sono sotto scorta le mie inchieste sul campo si sono ridotte all’osso”. La passione infinita per il giornalismo e per il lavoro sul campo l’hanno portata a lavorare sui crimini compiuti dal clan degli Spada ad Ostia, un’inchiesta che porterà all’arresto e condanne dei membri del clan romano. “La figura del giornalista serve ancora oggi anche se la categoria sta venendo un pochino meno – ha continuato Federica Angeli – vedo nelle informazioni molta più politica di quella che fanno i politici stessi. Vedo veramente notizie stravolte da opinioni personali e dai propri impulsi, questa è una cosa per una come me che crede in questa professione, al punto tale da aver rinunciato al mio bene più prezioso che è la libertà, mi crea molta sofferenza. Perfino l’approssimazione che c’è sull’online, per come sono meticolosa io e per come cerco anche cinque righe, dietro c’è un lavoro pazzesco. Al lettore si devono dare le informazioni, da parte mia c’è un rispetto profondo per chi legge, non si deve avere la presunzione di condizionare il pensiero altrui. Si deve rendere liberi di scegliere attraverso un’informazione pulita e pura, quando sono davanti al mio monitor e alla mia tastiera ci siete voi, ci sono i miei lettori. Mi sta spaventando un po’ la deriva che ha preso il nostro mestiere e questo però mi fa considerare l’importanza di tenere duro a fare un tipo di giornalismo di qualità”. Il giornalismo, quello inteso dalla cronista di Repubblica, è fatto sotto di duro lavoro serio e responsabile che mira soltanto a un unico scopo, la verità. Quest’ultima è stata arma con la quale è riuscita a vincere contro i criminali e le persone senza scrupoli. Il tema della legalità è ancora un tema molto dibattuto, molto è stato fatto per sensibilizzare alla giustizia a al rispetto delle leggi vigenti, un impegno che ha visto in prima fila associazioni antimafia, scuole, forze dell’ordine e soprattutto giornalisti come la stessa Federica Angeli. Si tratta di uomini e donne che non vogliono vivere in un territorio dove regnano la criminalità organizzata, l’omertà e il silenzio, denunciare e consegnare alla giustizia questi malviventi deve essere la normale prassi quotidiana per abbattere un male come la mafia che nel corso degli anni ha calpestato le vite di molti innocenti, ma che ora non fa più paura perché sono in tanti e tutti uniti a combatterla per vincerla”.