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Parcheggione, la Corte dei Conti condanna la Parkroi e assolve i Dirigenti

Il Comune di Nettuno dovrà essere risarcito per i danni subiti dalla vicenda del parcheggione. A pagare sarà la Parkroi srl, la società che era stata incaricata di realizzare un multipiano in piazzale Berlinguer non ha mai svolto alcun lavoro, se non la creazione dell’enorme buca, mai ricoperta, che ha bloccato la piazza per oltre 4 anni. Assolti invece, dai giudici della Corte dei Conti del Lazio, i dirigenti comunali Vincenzo Diana, architetto che ha svolto dal 2013 al 2015 funzioni di responsabile unico del progetto e responsabile dell’ufficio lavori pubblici, e Gianluca Faraone, a capo dell’area economica-finanziaria e patrimonio.

Il parcheggio multipiano, voluto dalla giunta Chiavetta, è stato abbandonato dalla successiva giunta a 5 stelle. Da indagini svolte dalla Guardia di Finanza, erano state evidenziate una serie di inadempienze da parte della Parkroi mentre proprio l’amministrazione grillina aveva trovato documentazione bancaria falsa. Tutti fatti che hanno indotto i 5 stelle a rompere il contratto con la società Parkroi. La vicenda venne segnalata alla Procura presso la Corte dei Conti del Lazio che, ipotizzando un danno erariale da oltre centomila euro, per l’esattezza 108.793, il 15 maggio dell’anno scorso mandò a giudizio la Parkroi, Diana e Faraone, chiedendo loro di risarcire quella somma. La Procura ha quindi insistito affinché metà del presunto danno venisse risarcito dalla società inadempiente e il resto dai due dirigenti, per non aver provveduto a far ripristinare l’area alla Parkroi e per la mancata escussione della fideiussione. Un danno erariale per la “dematerializzazione” della piazza, spazio acquistato dal Comune del quale però l’ente non si è potuto servire. I giudici hanno appurato che i costi per la bonifica ambientale e il ripristino, interventi appaltati successivamente dal Comune, sono stati pari a poco più di 76mila euro, hanno ritenuto il comportamento della Parkroi “omissivo e gravemente colposo”, condannandola a risarcire all’ente locale 80mila euro, assolvendo invece i due dirigenti. Le condotte di Diana e Faraone, secondo la Corte dei Conti, “lambiscono la colpa”, ma non sono tali da farle inquadrare come “colpa grave”, quella che consente di emettere condanne. Sempre secondo i giudici, inoltre, molti problemi sono stati causati dal “mutevole indirizzo politico” sulla gestione della vicenda e i dirigenti avrebbero così da soli potuto fare ben poco. Per loro oltre all’assoluzione è stato quindi disposto anche un risarcimento di mille euro per le spese legali sostenute.