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Casto e 10 consiglieri ricorrono al Consiglio di Stato, ‘il Prefetto non dice il vero’

E' stato depositato un ricorso al Consiglio di Stato da parte dell'ex Sindaco di Nettuno del Movimento 5 stelle Angelo Casto, Vicequestore di Polizia

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Il Sindaco Angelo Casto

E’ stato depositato un ricorso al Consiglio di Stato da parte dell’ex Sindaco di Nettuno del Movimento 5 stelle Angelo Casto, Vicequestore di Polizia e da parte di dieci consiglieri comunali tra cui diversi esponenti delle forze dell’ordine, contro la decisione del Tar (Tribunale amministrativo regionale) che ha bocciato il ricorso contro la sfiducia che li ha mandati tutti a casa. Non si arrendono quindi, l’ex Sindaco e i dieci consiglieri, che non hanno nessuna intenzione di accettare il dato oggettivo della sfiducia politica e neanche quello del Tribunale che ha bollato il ricorso come inammissibile, mentre l’Avvocatura dello Stato si era spinta a parlare di ‘Radicale e assoluta infondatezza’. Mentre il Meetup dei 5 stelle scrive sulla sua pagina Fb di aver accettato la decisione dei giudici, si stava preparando l’ennesimo ricorso.

E scorrerlo non si può non rimanere sorpresi leggendo che quando si parla di un ‘fascicolo unico per il protocollo delle dimissioni’ gli avvocati del Movimento sostengono che “Quanto dichiarato dal Prefetto, dunque, non risponde al vero, né risulta essere aderente alla pur errata nota (per le considerazioni anzidette) del Segretario Comunale: le 13 dimissioni dalla carica non sono state rassegnate personalmente e contestualmente in un unico fascicolo, rectius, atto collettivo. Tra l’altro, se il “fascicolo” (per comodità espositiva, si continuerà a farvi riferimento, in luogo di atto collettivo di dimissioni), fosse unico, non si comprende come lo stesso avrebbe ricevuto due distinti numeri di protocollo da parte dell’Ente comunale”. Non solo, gli avvocati, parlano anche di “ingiustificabile superficialità con la quale si è liquidata la questione, implicante invece il discernimento della natura collettiva e separata degli atti di dimissione e delle rispettive deleghe”. Insomma, secondo il Sindaco Sfiduciato Casto e dieci consiglieri 5 stelle hanno sbagliato proprio tutti, i quattro che li hanno sfiduciati, il Notaio che ha registrato le firme, l’ufficio protocollo del Comune, il Segretario comunale che ha trasmesso gli atti, il Prefetto che non li ha capiti e ‘che non ha detto il vero’ e anche il giudice del Tar che ha bocciato il ricorso. Ora non resta che attendere il Consiglio di Stato.