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La ‘cultura democratica’ a 5 stelle a Nettuno: accuse volgari e niente domande

La cultura democratica di un Paese, di una città, di una persona si vede in tante piccole e grandi cose. A Nettuno di recente, abbiamo avuto un esempio di cosa vuol dire essere totalmente a digiuno del concetto di confronto democratico, diritto di critica, persino di espressione. Mai in tanti anni, in cui abbiamo potuto osservare problemi anche terribili, questioni di cronaca, di giudiziaria e di malaffare e mala gestione della politica, si era toccato un punto  così basso con un’intera maggioranza consiliare disposta a comunicare solo tramite note stampa sigillate. Nessun confronto, nessuna domanda, neanche farsi vedere a chiacchierare con i giornalisti, pena lo stigma interno del Sindaco e di tutti gli altri consiglieri. Passi l’inesperienza dei primi mesi. Il gruppo consiliare grillino dal punto di partenza non si è mai evoluto. Il comunicato stampa, rigorosamente senza firma, e senza contraddittorio è l’unica forma di dialogo nota. Spesso con accuse e termini che tradiscono una volgarità concettuale impensabile per chi è convinto di poter rappresentare i cittadini. Non torniamo a discutere della parola ‘pennivendoli’, il Movimento 5 stelle che firma il comunicato stampa ne risponderà in sede giudiziaria. Parliamo della parola ‘traditori di una città’ riferito a quattro persone con cui, l’anonimo Movimento 5 stelle, ha fatto un percorso comune fino alla spaccatura. Traditori sono gli infedeli, gli ingannatori, gli spergiuri, coloro che non rispetto i patti, sono le persone sleali, quelle che voltano le spalle, sono gli infidi, gli opportunisti, i fedigrafi.

I quattro che hanno sfiduciato il Sindaco Casto non rispondono a questo concetto, che in politica e nei contesti in cui vige la regola minima di educazione, non dovrebbe mai essere utilizzato. I quattro ‘traditori’ sono stati esclusi da 10 consiglieri di maggioranza rispetto ad una decisione importantissima: sfiduciare tre assessori di maggioranza. Non sono stati chiamati, non è stato loro comunicato nulla.

I quattro indicati come ‘traditori’ hanno manifestato il profondo dissenso per un modo di agire inconcepibile e, in perfetto italiano e con molta educazione, hanno preso le distanze. Prima concettualmente, poi materialmente, dai colleghi di maggioranza. Anche quando hanno sostenuto che il primo cittadino non è stato garante dei principi del Movimento 5 stelle non sono stati usati termini inappropriati e fuori luogo, tipici di chi manca totalmente di adeguatezza in un contesto in cui la capacità di confronto con i sostenitori e gli oppositori è il primo e più importante requisito.

I quattro esponenti del Movimento 5 stelle che hanno sfiduciato il Sindaco Casto hanno illustrato passo passo i motivi che li hanno portati ad agire nella piena convinzione di essere loro a difendere i valori di chi oggi si firma 5 stelle. Chi firma comunicati stampa a nome del Movimento, negandosi al confronto, con una superficialità di analisi sconcertante da’ la colpa ai quattro ‘traditori’, dà la colpa agli ex assessori, da’ la colpa al nostro giornale, per la fine di un’esperienza amministrativa, quella di Nettuno, in cui non si vede la colpa più grande: quella dell’ex Sindaco Casto che non ha saputo gestire né la giunta né i consiglieri comunali di maggioranza, e quella del gruppo consiliare di maggioranza che non ha saputo neanche fare due conti.

Convinti che in dieci potevano imporre al Sindaco le proprie scelte si sono scordati che quattro più nove fa tredici. Si sono scordati che sarebbe stato importante dialogare all’interno della maggioranza, si sono scordati persino di essere educati gli uni con gli altri. Hanno dimostrato una incapacità totale di confrontarsi al proprio interno e oggi si scordano di fare mea culpa e non riescono proprio a capire che se c’è davvero qualcuno che ha tradito è stato il Movimento, che ha tradito se stesso, alcuni dei suoi consiglieri e una città che ci aveva creduto.