Home Cronaca Condannati per la morte di Elisabetta Pinna, in quattro presentano appello

Condannati per la morte di Elisabetta Pinna, in quattro presentano appello

La Procura prima e la Corte d’Assise del Tribunale di Latina poi non hanno avuto dubbi: la morte di un’anziana lasciata in un letto, senza cure e senza cibo, facendole coprire il corpo di piaghe e facendola disidratare, è un omicidio volontario.

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La Procura prima e la Corte d’Assise del Tribunale di Latina poi non hanno avuto dubbi: la morte di un’anziana lasciata in un letto, senza cure e senza cibo, facendole coprire il corpo di piaghe e facendola disidratare, è un omicidio volontario. Con quell’accusa, insieme a quella di maltrattamenti, il titolare di una casa per anziani di Aprilia e tre sue collaboratrici due anni fa sono stati quindi condannati a un totale di 56 anni di reclusione. Sul decesso di una 85enne apriliana si torna però ora a indagare, con una perizia disposta dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma.

Elisabetta Pinna spirò il 18 aprile 2010. Quando venne trasferita dalla comunità alloggio apriliana “Villa Sant’Andrea” all’ospedale di Anzio, dove venne ricoverata, secondo gli inquirenti sarebbe stato ormai troppo tardi. La donna venne infine trasferita nel nosocomio di Gallarate, in provincia di Varese, ma per lei non ci fu nulla da fare. Per il pubblico ministero Cristina Pigozzo, sarebbero stati responsabili di omicidio volontario e maltrattamenti tanto chi gestiva la struttura di Aprilia che chi vi lavorava, il primo per aver cercato di nascondere la situazione ed evitare un ricovero, che avrebbe fatto emergere quanto accaduto, e gli altri per essere rimasti muti con l’obiettivo di difendere  così il proprio posto di lavoro. Una tesi caldeggiata dalle parti civili, rappresentate dagli avvocati Renato Archidiacono e Silvia Siciliano. La Corte d’Assise del Tribunale di Latina, presieduta dal Nicola Iansiti, a latere il giudice Giorgia Castriota, nell’ottobre 2016 ha così condannato a 14 anni di reclusione il gestore della comunità alloggio Villa Sant’Andrea, la sua più stretta collaboratrice, l’infermiera e un’operatrice entrambe residenti a Nettuno. Assolte invece le operatrici C.M. di Anzio, per cui il pm aveva chiesto la condanna, e L.L., di Nettuno. I quattro sono stati inoltre interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e condannati a risarcire, in separata sede, le parti civili, oltre che a provvisionali per un totale di 30mila euro.

Gli imputati hanno impugnato la sentenza e la Corte d’Assise d’Appello di Roma ha ora disposto una perizia. Innocenzo Bertoldi, chirurgo dell’ospedale “Pertini” di Roma, e Fabio De Giorgio, medico legale della romana Università Cattolica, dovranno entro novanta giorni stabilire le cause esatte della morte dell’anziana e appurare se sul decesso abbiano influito delle piaghe presenti sul corpo della donna e il tipo di cure che le era stato prestato. I due periti dovranno quindi illustrare le loro conclusioni in aula, in un’udienza fissata per il prossimo mese di ottobre.