Home Attualità Addio a Clemente Trippa, sportivo di Nettuno e colonna della Confraternita

Addio a Clemente Trippa, sportivo di Nettuno e colonna della Confraternita

E' venuto a mancare all'affetto dei suoi cari Clemente Trippa, ex giocatore del Nettuno Calcio, persona generosa e amatissima a Nettuno. Aveva 60 anni e, dopo una lunga malattia e una dura battaglia,

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E’ venuto a mancare all’affetto dei suoi cari Clemente Trippa, ex giocatore del Nettuno Calcio, persona generosa e amatissima a Nettuno. Aveva 60 anni e, dopo una lunga malattia e una dura battaglia, si è arreso al male lasciando la moglie e tre figli. E’ morto all’alba durante la Festa di maggio, tra le due processioni, momento per lui estremamente significativo. Clemente Trippa era una colonna della Confraternita di Nostra Signora delle Grazie. Sempre sorridente e pronto alla battuta si è fatto amare dai tantissimi amici. “Caro Clemente – ha scritto Marco Bianchi in un post – io credo che ci stai guardando tutti dall’alto e che in un modo o nell’altro ci farai sentire sempre la tua presenza, domani riporteremo la nostra Madonna nella sua Casa con il dolore dentro ma lo faremo con la consapevolezza che sei lì vicino a noi. Ciao Riposa in Pace Grande Uomo e Grazie di tutti i consigli che ci hai sempre dato”.

“Pelella, pija ‘o treno…”. Assistenza sbagliata in prima e pallina all’esterno, c’è da pedalare per andarla a riprendere mentre i corridori girano le basi e dalla bocca di Clemente esce questa perla rivolta al prima base che per anni mi ha fatto sorridere, e lo farà ancora chissà per quanto. Ho vissuto la gioia di aver giocato nella stessa squadra di Clemente Trippa a slow pitch, quando il torneo era proprio agli albori. Parliamo della seconda edizione in assoluto. Nessuno aveva ancora capito come diavolo si faceva a colpire per bene la palla che scendeva praticamente in verticale sul piatto, lui sì e sin da subito iniziò a inanellare fuoricampo, uno dietro l’altro meglio anche dei giocatori di serie A che erano iscritti al torneo. Non è la forza che gli mancava. Braccia e mani forgiate dal lavoro, quello duro e dignitoso di fabbro, partendo dal nulla creava forme e solidità, immaginando con gli occhi quello che le mani avrebbero toccato solo tempo dopo. Cosicché con lui era inutile fare troppi giri di parole. Andare al sodo, velocemente.
Nettunese verace, di quelli che ormai te li devi andare a cercare col lanternino. Generoso, buono di cuore… oddio, gli aggettivi alle volte sembrano sempre gli stessi. Certo che lo era, ma è meglio dire che un nettunese lo inquadri meglio quando in tutto questo ci metti anche un po’ di carattere spigoloso, burbero.
Noi nettunesi siamo così, tenaci e combattivi e Clemente lo è stato sempre fino in fondo.
Poi il prima base l’avrà preso quel treno per andare a riprendere la pallina all’esterno destro? E quella volta in trasferta, che “ho fatto in tempo a daje ‘na ranfata”, riferendosi ad una mezza litigata da lui immediatamente sedata, ma con un occhio di riguardo e un po’ di aiuto per il nostro tifoso, non certo per l’altro…
Tante cose sono cambiate e tanti anni sono passati. Io sono andato a vivere altrove, torno spesso ma non sempre. Tutt’altro che lontano ma abbastanza per sentire la nostalgia del mare, dove lo trovavo la domenica a godersi Torre Astura. Sapere che Clemente ha smesso di soffrire, perché tribolato ha tribolato molto, è forse appena appena confortante rispetto al fatto che non potrò più salutarlo e farmi stritolare la mano dalla sua.
“Daje Clemè, gira ‘sto bastone scallaje le recchie a chiollà…”. E il resto d’ora in poi sarà solo un giro di mazza dopo l’altro”. Questo il ricordo di Mauro Cugola. La redazione del Clandestino e l’Editore Daniele Reguiz si stringono alla famiglia di Clemente in questo momento di dolore.