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Lezioni di Turismo a Trento, l’intervento dell’imprenditore di Nettuno Bernardi

Il 28 ottobre scorso si è svolto a Trento il Consiglio nazione di Unionturismo. Tra i delegati che hanno preso la parola

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Alessandro Bernardi

Il 28 ottobre scorso si è svolto a Trento il Consiglio nazione di Unionturismo. Tra i delegati che hanno preso la parola e dato il loro contributo di esperienza e idee anche l’imprenditore di Nettuno Alessandro Bernardi. Ospiti dell’Azienda di Promozione Turistica (ATP) di Trento Unionturismo ha fatto il focus sull’andamento del turismo in Italia ed in particolare delle buone pratiche messe in opera dall’APT di Trento che, non solo ha consolidato un sistema virtuoso di promozione turistica, ma soprattutto ha sviluppato ed incrementato l’afflusso turistico nel territorio con un vantaggio immediatamente evidente per l’economia del territorio.

Il convegno è stato un momento di confronto tra gli operatori turistici che lavorano negli enti pubblici e privati per confrontarsi ed implementare le buone pratiche turistiche.
Ad aprire l’incontro l’assessore al turismo della provincia autonoma di Trento Michele Dallapiccola; l’assessore nel raccontare l’esperienza dello sviluppo del territorio racconta di aver affidato all’APT la gestione dei mercatini di Natale, operazione che in 5 anni ha portato un afflusso turistico dai 250mila ai 700mila turisti nel solo periodo Natalizio.

Tra i vari interventi, da segnalare quello del vicepresidente di ABI Professional (Associazione Barmen Italiani) Alessandro Bernardi, titolare del Kinsale Village, il pub irlandese più grande d’Italia.  Secondo Bernardi occorre potenziare e perfezionare la gestione della ricettività e la capacità di intercettare risorse, affinando sempre più il processo di marketing sul territorio e migliorando l’offerta dei servizi. “Quando si parla di turismo sostenibile – ha detto – si parla di qualità dei servizi, sia pubblici che privati. È fondamentale comunicare e diffondere una vera e propria cultura dell’eccellenza e, attraverso visioni innovative e operazioni di co-marketing territoriale, far conoscere il bagaglio naturale, tradizionale ed eno-gastronomico del nostro paese. Queste idee devono essere faro anche nel mondo dei barman, aperto alle visioni più innovative ma al contempo profondamente legato a un immaginario di tradizione che caratterizza questo mestiere tanto antico”. La formazione degli addetti che lavorano nel mondo dell’ospitalità è fondamentale per una crescita, anche economica del settore. Terminati i lavori il presidente Gian Franco Fisanotti da appuntamento al prossimo incontro di UNIONTURISMO per valutare e discutere gli investimenti che il governo varerà nella prossima finanziaria.

 

Ecco per intero l’intervento di Bernardi:

ABI PROFESSIONAL

Il 10 settembre 2014 nasce Abi Professional (Associazione Barmen Italiani). 47 barman di tutta Italia si sono riuniti al Una Cusani Hotel di Milano.

Dopo tre anni da 47 siamo arrivati a più di 600 soci in tutta Italia.

Lo scopo di questa nuova associazione è: divulgare ed approfondire la cultura del buon bere, del bere miscelato e del bere responsabile, promuovere iniziative formative attraverso corsi, attività promozionali e vari eventi a livello nazionale, ulteriore scopo è quello di riunire sotto un solo logo tutta l’eccellenza del bartending italiano.

Ogni anno organizziamo corsi di formazione, master gratuiti, concorsi di cocktail, incontri, convegni e degustazioni il tutto per diffondere la cultura del bere e migliorare la formazione professionale del Barman in Italia.

LA FIGURA DEL BARMAN

Sono in molti a chiedersi chi abbia inventato il primo cocktail, e altrettante persone sono convinte di conoscere la risposta.

Il problema è che nessuna risposta sarà mai la stessa e che tutti hanno comunque in qualche modo ragione!

Molti raccontano la storia della principessa messicana Xoctl che, secondo la leggenda, offri’ un drink a un ufficiale ospite di suo padre. Ne derivò un classico malinteso: i soldati pensarono che Xoctl fosse in realtà il nome della bevanda, e non quello della principessa.

Di conseguenza la parola “cocktail” entrò nel vocabolario come il nome di una strana bevanda curiosamente esotica, forte e assolutamente deliziosa. Ma probabilmente questa storia è solo frutto di una vivida immaginazione.

Il cocktail come lo intendiamo noi, ha avuto quasi certamente origine negli anni Venti negli Stati Uniti durante il Proibizionismo, quando l’alcol era fuori legge. Il cocktail nacque infatti come tentativo di creare una bevanda alternativa al malfamato bathtub gin e ad altri liquori di contrabbando.

Era il periodo in cui i bevitori clandestini si ritrovavano in bettole illegali, fieri di prendersi gioco delle autorità facendo loro credere che le bevande sorseggiate da innocenti tazze da tè fossero, di conseguenza, non alcoliche. Inventarono pertanto un bizzarro linguaggio in codice per il reale contenuto delle tazze, costituito da nomi fantasiosi. Tali nomi contribuirono senza dubbio a rendere affascinante preparare, bere e servire i cocktail.

Il Proibizionismo iniziò il 17 gennaio 1920 e fini’ nel dicembre 1933 quando (e non c’è da stupirsi) la qualità dei liquori disponibili in commercio era molto migliorata. Fu per questa ragione che molte delle miscele già deliziose si fecero via via più raffinate. La gamma dei cocktail divenne più varia e si incominciarono ad adottare ingredienti sempre più fantasiosi e nomi sempre più curiosi e bizzarri.

Ma il cocktail incominciò davvero ad avere successo quando non solo aumentarono il numero e la varietà dei drink, ma divenne la bevanda preferita da tutti i membri dell’alta società, negli Stati Uniti e nelle più sofisticate città d’Europa. In un breve lasso di tempo ogni hotel o club alla moda poteva vantarsi di avere un bar attrezzato per servire cocktail ai clienti.

Da qui nasce tutto, dietro al bere miscelato inizieranno a svilupparsi una serie di movimenti socio culturali che caratterizzeranno i primi anni del 900. Il movimento futurista ad esempio, mosse i suoi primi passi all’interno dei caffè milanesi. Zuffe e clamori accompagnarono la stesura dei primi anni del 900, del Manifesto Tecnico della Pittura Futurista, la prima disciplina artistica a venir presa in esame. All’interno del “Caffè Campari” e del “Cova” si elaboravano le prime strategie della propaganda futurista.

Ma veniamo ad oggi.

Questo breve inciso per raccontare che dietro ad un mestiere come il nostro c’è una storia che risale addirittura ai primi anni del 1800.

Oggi il barman è un attore fondamentale nel mondo dell’ospitalità.

I cocktail sempre più centrali oggi, frutto di analisi sensoriali e massima conoscenza organolettica delle materie prime. Si tratta di un settore che anche in Italia ha raggiunto una considerazione alta, pari ai prodotti eno-gastronomici.

Un drink può sposarsi a un piatto come, se non addirittura più di un vino, in quanto la sua composizione ricca e variegata sarà ideale per abbinamenti con ingredienti e materie prime di una ricetta, anche stellata.

Importanza che il personale sia ben formato e quindi capace di trasmettere al cliente le caratteristiche di un drink, il perché degli accostamenti, le reazioni chimiche fra elementi, i sapori custoditi e sprigionati e quindi consigliare con massima competenza il cocktail più adatto a un determinato menù.

 

Qualità e sostenibilità: il futuro del settore turistico

BERE RESPONSABILMENTE

Bere responsabilmente è bere in modo responsabile. Noi barman professionisti combattiamo giornalmente per far valere il principio che se si beve di qualità si beve in modo responsabile. La qualità del bere non può prescindere a questo punto dalla qualità e dalla preparazione degli addetti al beverage.

Il barman deve avere la giusta preparazione per poter EDUCARE al buon bere ed al bere consapevole.

Bisogna puntare alla qualità dei servizi e ripartire dalle scuole alberghiere. Solo se si concentra sulla qualità allora si può arrivare al concetto di sostenibilità: perché grazie alla qualità dell’offerta si avrà una migliore e di conseguenza una maggiore domanda, facendo si che i nostri territori possano accrescere gli indotti economici, creando maggiore occupazione diffondendo la nostra cultura enogastronomica.

 

QUALITÀ DEL SERVIZIO

Il titolo del convegno è finalizzato alla messa in evidenza di come parlare di “Turismo sostenibile” non si può assolutamente prescindere dalla Qualità dei servizi, sia pubblici che privati, sia alle residenze che alle Imprese.

Il benessere economico, la qualità della vita del nostro sistema e tutte le forme di economia avanzate saranno determinate dalla capacità da parte dei nostri Enti pubblici e dalle nostre Imprese di fornire servizi di Qualità.

Quindi considerati gli impatti che i Servizi generano sulla collettività, è più che mai necessario che gli stessi siano oggetto sempre di produttività e miglioramento, finalizzati all’efficienza ed al soddisfacimento dei bisogni dei Clienti/Turisti.

Nell’attuale fase storica, caratterizzata più che mai dall’evoluzione socio-culturale delle persone, dall’innovazione tecnologica, da una sempre più marcata internazionalizzazione e da una clientela sempre più multietnica, la Qualità dei Servizi è decisiva e fondamentale per la competitività delle Imprese e dei sistemi di impresa.

In un’ottica così concepita è chiaro che la Qualità va intesa in senso totale, dove la Qualità dei Servizi deve necessariamente interagire con la qualità delle infrastrutture, degli altri settori, dell’industria e non in ultimo proprio del “Turismo sostenibile”, perché è veramente impensabile fare Turismo senza la Qualità dei Servizi.

La Qualità dei Servizi bisogna concepirla come fattore strategico per la competitività e la concorrenzialità per i processi di crescita e sviluppo dei territori e non in ultimo per la salvaguardia e difesa dell’ambiente.

Pensare alla Qualità dei Servizi come ad una semplice attività tradizionale e fine a se stessa è ormai un concetto superato, ma è più che mai necessario estendere ed allargare alle attività tematiche, mediatiche, comunicative ed altro, e ciò con il fine di poter gestire la crescita continua della complessità del mercato e con le tendenze dello stesso alla internazionalizzazione.

CRESCITA SOSTENIBILE

Occorre potenziare e perfezionare la gestione della ricettività e la capacità di intercettare risorse, affinando sempre più il processo di marketing sul territorio e migliorando l’offerta dei servizi: “quando si parla di turismo sostenibile, si parla di qualità dei servizi, sia pubblici che privati. È fondamentale comunicare e diffondere una vera e propria cultura dell’eccellenza e, attraverso visioni innovative e operazioni di co-marketing territoriale, far conoscere il bagaglio naturale, tradizionale ed eno-gastronomico del nostro paese. Queste idee devono essere faro anche nel mondo dei barman, aperto alle visioni più innovative ma al contempo profondamente legato a un immaginario di tradizione che caratterizza questo mestiere tanto antico“.
La formazione degli addetti che lavorano nel mondo dell’ospitalità è fondamentale per una crescita, anche economica del settore. È impensabile servire un turista americano e non conoscerne la lingua; oppure un turista giapponese e non avere coscienza delle tradizioni e usanze di quel popolo; educazione cultura e formazione sono fondamentali per competere in mercati aperti come i nostri.

Pertanto chiediamo con forza l’aiuto delle istituzioni per poter intercettare quei flussi legati ai finanziamenti europei, che come abbiamo visto anche dai dati del prof. Turi, risultano essere fondamentali per la crescita del settore.

Prendendo esempio dai cucini cuochi, vorrei far notare che l’investimento istituzionale che è stato fatto sia nelle scuole alberghiere sia nella promozione della professione, ha fatto crescere in modo esponenziale il settore grazie appunto all’alta formazione specialistica.

SOSTENIBILITA DEI SERVIZI

  • Il turismo sostenibile in Italiasembra essere partito su basi solide anche se la burocrazia talvolta rallenta i progressi. Stando a quanto riporta Responsible Travel, le mete turistiche più popolari stanno apportando modifiche concrete al fine di ridurre le emissioni di CO2 mediante l’impiego di politiche anti-spreco: riciclo, risparmio energetico e impiego di materiali ecocompatibili. In diverse località, (il Resposible Travel riporta l’esempio virtuoso dell’incoming turistico sulle Dolomiti) stanno proponendo autobus a metano o elettrici e al ristorante c’è la tendenza a proporre “menu a km zero”.

MENU A KM 0

  • Quella del menu a km zero è una manna dal cielo per l’economia regionale: le strutture ricettive propongono alimenti promuovendo il marchio IGP (identificazione geografica protetta) e i prodotti tipici locali così da incoraggiare l’economia e l’operato delle piccole aziende del posto.
  • Made in Italy e la filiera corta dei cocktail: materie prime, spezie, erbette aromatiche, verdure di stagione, prodotti presi da aziende locali virtuose… come nella cucina, anche qui si può essere scrupolosi rispetto a questo tema e valorizzare le risorse territoriali. Cocktail come fotografia di una geografia, di un dna naturale, di una storia regionale. Giocare con i nomi-titoli, che siano evocativi del messaggio che si vuole veicolare.

Es. in Sicilia privilegiare preparati a base di ciliegia o fico d’india dell’etna dop 

CONCLUSIONE

Quindi è importante che nel nostro paese venga diffuso e si possa affermare una cultura della Qualità intesa come fattore strategico della società civile, e per far ciò c’è bisogno di un salto culturale della nostra società, che investa il settore pubblico-privato, i cittadini, gli imprenditori, i lavoratori e gli studenti, e non in ultimo la politica.

La dimostrazione è che anche nelle Università si collocano Master sulla Qualità, sul Marketing e sul Management, con l’obbiettivo di trasmettere e far conoscere l’importanza di tali strumenti, al fine di poter contribuire alla crescita ed alla innovazione.

Se non seguiremo un radicale cambio di rotta ed approcci improntati a logiche di questo tipo, penso che il futuro sia sempre più caratterizzato da ombre e processi di degrado ambientale, sociale e con forti ripercussioni anche sugli aspetti economici, già adesso peraltro avvertibili rispetto ai decenni passati, ed a dimostrazione che il percorso è ancora lungo e difficile, e dove il risultato finale è un complesso sistema che si ottiene solo se tutti gli attori e soggetti coinvolti nel processo ne condividono gli obbiettivi, lavorando in sinergia ed in modo coordinato.