Home Attualità Rapporto spiagge Legambiente: “Troppi stabilimenti e pochi spazi liberi”

Rapporto spiagge Legambiente: “Troppi stabilimenti e pochi spazi liberi”

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Nel Lazio 243 km di spiagge, 4.508 concessioni del demanio marittimo, 675 concessioni per stabilimenti balneari e 149 per campeggi e circoli sportivi, complessivamente, la costa sabbiosa occupata da stabilimenti balneari campeggi, circoli sportivi e complessi turistici è del 40,8% dato lievemente sotto la media nazionale ma con diverse situazioni puntuali da affrontare e risolvere, dove troppi sono gli stabilimenti e poche le spiagge libere. Oggi si dovrebbe intervenire per far rispettare la Legge in particolare ad Roma (Ostia), Terracina, Sperlonga, Minturno, Felice Circeo, dove i limiti sono ampiamente superati e rappresentano gli unici territori fuorilegge (si veda il dossier di Legambiente Laziohttps://www.legambientelazio.it/dossier-spiagge-libere-di-legambiente/) unitamente a Nettuno dove il 64,3% di spiagge concesse rientra nei parametri normativi scendendo al 41,5% solo grazie all’area militare di Torre Astura.
Il Rapporto Spiagge 2022 di Legambiente arriva mentre il passaggio in Parlamento del Decreto Concorrenza, doveva ripristinare il rispetto della Direttiva europea Bolkestein dopo la sentenza del Consiglio di Stato che aveva sancito l’impossibilità di aggirare l’obbligo delle gare e fissato la scadenza delle concessioni nel 2024: dopo anni si è arrivati vicini a una possibile riforma complessiva del sistema. Il compromesso trovato sul Decreto Concorrenza ha portato all’approvazione di un testo che apre le porte al ridisegno complessivo delle regole delle concessioni balneari delegando al Governo l’approvazione di decreti, entro 180 giorni dall’approvazione della legge “Al fine di assicurare un più razionale e sostenibile utilizzo del demanio marittimo, lacuale e fluviale, favorirne la pubblica fruizione e promuovere, in coerenza con la normativa europea, un maggiore dinamismo concorrenziale nel settore dei servizi e delle attività economiche connessi all’utilizzo delle concessioni per finalità turistico-ricreative e sportive nel rispetto delle politiche di protezione dell’ambiente e del patrimonio culturale”. Con lo scioglimento delle Camere la scrittura e approvazione del testo sono delegate al prossimo Governo e la riforma è di nuovo a rischio.
Il Lazio, in termini legislativi è tra le prime Regioni ad aver approvato una norma (8/2015) nella direzione di ristabilire giusto equilibrio per l’accessibilità del litorale, prevedendo che siano liberi almeno il 50% dei metri lineari dell’arenile di competenza per ciascun Comune che è tenuto a stabilire nel proprio PUA, modalità e i criteri per raggiungere la percentuale; veniva eliminata poi la possibilità di rinnovo automatico delle concessioni demaniali marittime mettendo così la normativa in vigore su questa materia chiaramente in linea con la direttiva Bolkestein.
“Parlare di spiagge significa parlare di sostenibilità ambientale del Lazio e bisogna accelerare nella direzione della qualità, replicando le esperienze virtuose messe in campo da molti lidi e apprezzate sempre più dai cittadini che cercano bellezza e rispetto dell’ambiente – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Nel Lazio ci siamo dotati di una buona legge ancora da applicare soprattutto nei territori dove non è garantita la possibilità di balneazione per intere porzioni di costa, per farlo sono fondamentali le stesure corrette dei Piani di Utilizzo degli Arenili, la volontà politica delle amministrazioni di garantire a tutti il diritto al mare, ma anche la cittadinanza attiva che continua a denunciare episodi nei quali il diritto al litorale viene usurpato da file di ombrelloni e sdraio. Oggi, che il legislatore nazionale dovrà portare a termine la riforma complessiva per le concessioni balneari e il diritto al mare, bisogna continuare a lavorare perché si arrivi ad una norma giusta e condivisa, e contemporaneamente, comune per comune, sciogliere i nodi delle concessioni eccessive che, peraltro troppo spesso si legano anche a illegalità, inchieste e atti giudiziari pesanti come nel recente caso di Terracina, dove la giustizia sta facendo il suo corso, dove noi chiederemo di essere ammessi come parte civile nell’eventuale procedimento e dove il nostro circolo continua imperterrito a lavorare con grande impatto e risolutezza del tema delle concessioni. E poi tanti altri esempi negativi sono citati nel nostro dossier: dal caso di Ostia e del suo Lungomuro, a quelli di Sperlonga, Minturno, San Felice; ma anche quello della buona pratica di Capocotta dove è presente l’unica esperienza di spiaggia romana concessa per bando pubblico e dove, dal chiosco Mediterranea sono arrivate le migliori notizie nel passato in termini di ripristino della legalità e della fruizione sostenibile e oggi quelle di un magnifico aumento della zona ducale protetta, nel pieno della Riserva Statale del Litorale Romano”.