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Legambiente visita la Biogas di Anzio: “Impianto ben realizzato e gestito”

Si è svolta ieri la visita organizzata da Legambiente Lazio all’impianto di trattamento dei rifiuti umidi e degli sfalci di via della Spadellata ad Anzio, località Padiglione. Alla visita ha partecipato anche il Presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, perché Legambiente sostiene la necessità di avere in ogni regione molti impianti per il trattamento dei rifiuti umidi (FORSU) ben costruiti e ben gestiti, per evitare o ridurre al minimo l’uso di discariche e inceneritori. Questi impianti fanno parte integrante del ciclo di gestione dei rifiuti e sono in gran parte finanziati dalla TARI che tutti paghiamo, e in misura minore, dalla vendita del metano e dell’ammendante (compost) prodotti. L’impianto di Anzio era sorto fra grandi contestazioni perché troppo vicino ad una scuola e alle abitazioni della zona Sacida.
Sembrerebbe che nel processo di approvazione ambientale non sia stata tenuta in conto la presenza di una scuola sita a 300 metri di distanza, quando la distanza minima prevista dovrebbe essere molto superiore.
Nonostante le proteste e, pare, contenziosi giudiziari ancora in essere, l’impianto è ora operativo e siamo quindi andati a vedere come funziona e che tipo di controlli esistono sulle emissioni.
L’impianto è dimensionato per 36.000 tonnellate annue di frazione umida e 14.000 di sfalcio. Serve il comune di Anzio e molti comuni dei Castelli. È uno dei due impianti biogas da rifiuti del Lazio. La FORSU del comune di Roma viene inviata, con grandi costi economici ed ambientali, in Emilia Romagna e Lombardia.
Il ciclo si apre con l’arrivo dei camion che conferiscono i rifiuti che vengono scaricati, si procede poi alla separazione delle buste dal rifiuto umido. Le buste utilizzate sono quasi tutte non compostabili, sarebbe quindi opportuno che i comuni fornissero ai cittadini idonee buste compostabili per la FORSU. I rifiuti vagliati e triturati vengono inseriti in un reattore biologico e sottoposti a un processo anaerobico per 25-30 giorni. Il risultato di questo processo è la produzione di gas metano, immesso nella rete SNAM, e ammendante per vivai e agricoltura a campo aperto.
Abbiamo fatto molte domande sul trattamento delle acque reflue del processo, che vengono inviate tramite cisterne ad impianti specializzati per questo tipo di rifiuto, e sul trattamento dell’aria del capannone, che viene trattata per depurarla e per abbattere l’ammoniaca prima della reimmissione in atmosfera.
Il processo è gestito con procedure ambientali soggette al controllo degli organi di vigilanza (ARPA, ASL).
Ai soci del Circolo che hanno partecipato alla visita l’impianto è sembrato ben costruito e ben gestito.
Anche se è vero che sono previsti numerosi incontri coi cittadini sarebbe ancora più importante creare con la  popolazione locale meccanismi e strumenti di contatto che diano risposte alle legittime preoccupazioni dei residenti.