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Il consigliere Alicandri: “Il Tricolore, la nostra bandiera di libertà”

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Come altre bandiere, anche quella dell’Italia si ispira alla bandiera francese introdotta con la rivoluzione del 1789. La prima campagna d’Italia, che Napoleone conduce tra il 1796 e il 1799, sgretola l’antico sistema di Stati in cui era divisa la penisola e vennero adottate bandiere di foggia tricolore dalle numerose repubbliche di ispirazione giacobina di chiara impronta democratica (Repubblica Ligure, Repubblica Romana, Repubblica Partenopea, Repubblica Anconitana); ma anche dai reparti militari “italiani” che affiancavano l’esercito francese, caratterizzate da tre fasce di uguali dimensioni. In particolare, i vessilli reggimentali della Lombarda presentavano, appunto, i colori bianco, rosso e verde, fortemente radicati nel patrimonio collettivo di quella regione. Gli stessi colori, poi, furono adottati anche negli stendardi dei soldati delle terre dell’Emilia e della Romagna; fu probabilmente questo il motivo che spinse la Repubblica Cispadana a confermarli nella propria bandiera, il primo ufficialmente riconosciuto tricolore d’Italia. Al centro della fascia bianca una faretra con quattro frecce, circondata da un serto di alloro e ornato da un trofeo di armi. Il tricolore italiano, quale bandiera nazionale, nasce quindi a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797; all’inizio il tricolore era con bande orizzontali con, dall’alto: rosso, bianco, verde. La maggior parte delle repubbliche democratiche non sopravvisse alla controffensiva liberticida austro-russa del 1799 mentre altre confluirono, nel Regno Italico. In quegli anni la bandiera venne avvertita non più come segno dinastico o militare ma come simbolo del popolo, delle libertà conquistate e, dunque, della nazione stessa. Con il Congresso di Vienna il vessillo tricolore fu soffocato dalla Restaurazione ma, negli anni che seguirono, continuò ad essere innalzato, quale emblema di libertà, nei moti del 1831 e nelle rivolte mazziniane. Abolito alla caduta del Regno Italico di Napoleone, il tricolore fu ripreso, nella sua variante rettangolare, dai patrioti dei moti del 1821 e del 1831. Mazzini la scelse come bandiera per la sua “Giovine Italia” e fu subito adottata anche dalle truppe garibaldine. Durante i moti del ’48/’49, sventola in tutti gli Stati italiani nei quali sorsero governi costituzionali: Regno di Napoli, Sicilia, Stato Pontificio, Granducato di Toscana, Ducato di Parma, Ducato di Modena, Milano, Venezia e Piemonte. Nel 1861 venne proclamata l’Unità d’Italia e la sua bandiera continuò ad essere, per consuetudine, quella della prima guerra d’indipendenza. Soltanto nel 1925 si definirono, per legge, i modelli della bandiera di Stato. Dopo la nascita della Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata dall’Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita all’articolo 12 della nostra Carta Costituzionale. La bandiera italiana, il tricolore composto da tre bande verticali di uguali dimensioni ha quindi radici profonde di libertà e quando garrisce al vento risuona degli aneliti risorgimentali dei nostri eroi. Quei tre colori ci riportano alla Repubblica Romana di Mazzini e Garibaldi, ai Mille che risalgono la penisola con il loro ideale unitario, a Cesare Battisti, al sogno di Trento e Trieste, a Carlo Pisacane, ai fratelli Bandiera, ad Aurelio Saffi, a Goffredo Mameli, ad Anita Garibaldi ed a tutti coloro che con l’olocausto della propria vita e con l’abnegazione delle proprie idee hanno gettato le basi per una Italia, unita, laica e repubblicana. Un lungo e tormentato filo rosso, bianco e verde che lega questi eroi di pensiero ed azione ai ragazzi del ’99 ed alle loro pietraie del Carso ed alle loro sponde del Piave, per arrivare a coloro che con la Resistenza diedero nuova vita e nuova speranza e ritrovata dignità all’Italia. Nel garrire della nostra bandiera si sente il rumore del vento freddo delle montagne in cui i partigiani lottavano per la libertà, si odono con orrore le urla strazianti dei martiri delle follie nazifasciste di Marzabotto o di Sant’Anna di Stazzema, si sentono le grida di gioia per la nascita dell’agognata Repubblica. Non si usi quindi la nostra bandiera come segno di parte, come strumento politico, il nostro tricolore è di tutti gli italiani da 225 anni e come teorizzato da Giuseppe Mazzini prima e da Altiero Spinelli poi, sarà essere un lembo importante del futuro drappo di una grande unione europea politica, la bandiera del sogno degli Stati Uniti d’Europa.

Roberto Alicandri