Home Politica No alla cittadinanza ad Anzio per Zaki, il rammarico della sezione Anpi

No alla cittadinanza ad Anzio per Zaki, il rammarico della sezione Anpi

443
Banners asking for the liberation of Patrick Zaki, the Egyptian student of the University of Bologna detained in Egypt, are displayed from the balcony of the City Hall in Turin, Italy, 08 February 2021. Zaki has been held for nearly one year in Cairo's Tora prison on charges of subversive propaganda, after being arrested on 7 February 2020 when he was returning to Egypt for a vacation. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

I delegati di Anpi Anzio e Nettuno sono rammaricati per la bocciatura alla cittadinanza onoraria proposta per Patrick Zaki. Zaki, lo ricordiamo, è uno studente egiziano iscritto all’università di Bologna, detenuto nel suo Paese per reati di opinione e nello specifico per aver criticato le condizioni liberticide del suo Paese in un blog. Per questo è in carcere da oltre un anno e rischia la detenzione per altri 6 anni.
La sezione Anpi di Anzio-Nettuno commenta, con una nota stampa, la decisione del Consiglio Comunale di Anzio del 5 ottobre di non conferire la cittadinanza onoraria a Patrick Zaki.
L’iniziativa, promossa dall’Anpi “Vittorio Mallozzi e Mario Abruzzese” sezione Anzio-Nettuno con una raccolta firme tenutasi il 25 aprile, aveva coinvolto i cittadini e associazioni del territorio, è stata poi proposta in consiglio comunale grazie al consigliere di opposizione Luca Brignone, rappresentante di ApA.
“E’ ovvia la natura simbolica della richiesta di cittadinanza onoraria a Patrick Zaki. Pur tuttavia anche i gesti simbolici hanno un peso e una valenza politica-umana-civile” così i delegato Anpi commentano la proposta, ma la mozione è stata respinta, ricevendo solo 3 voti favorevoli.
Il consiglio, su proposta del sindaco Candido De Angelis, ha invece approvato “una generica dichiarazione di solidarietà a Zaki”.
“Addolora constatare  – si legge nella nota – che, ancora una volta, il Comune di Anzio abbia dimostrato scarsa sensibilità e mancanza di coraggio nell’assumersi la piena responsabilità di un atto istituzionale più concreto e meno effimero di una dichiarazione di solidarietà”.