Home Politica Comitato Grotte di Nerone: “Ecomostri si demoliscono non si abbelliscono”

Comitato Grotte di Nerone: “Ecomostri si demoliscono non si abbelliscono”

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Il molo in cemento della Icem

“Oggi martedì 16 marzo alle 15 la commissione Lavori pubblici convocata dal Presidente Flavio Vasoli per discutere la proposta di promozione di un concorso internazionale di idee per la riqualificazione dell’area archeologica dell’antico molo neroniano, non si è affatto tenuta in streaming, come trionfalmente annunciato ieri dallo stesso consigliere sulla propria pagina FB (https://www.facebook.com/flavio.vasoli/posts/10225533596995549). Ciò ha reso impossibile ai cittadini interessati seguire i lavori, peraltro pubblici, della stessa. Ci fermiamo pertanto a quanto annunciato dal rappresentante istituzionale: “Rimaniamo dell’idea che l’opera non può essere abbattuta e che serve il genio di qualche progettista per trasformare il brutto in bello”.
L’opera in questione è il famigerato “molaccio” per il quale il 15 ottobre u.s. il Consiglio Comunale all’unanimità aveva approvato un ordine del giorno che impegnava l’Amministrazione Comunale a: valutare la possibilità di costituirsi parte civile nel procedimento a carico della Icem Srl e di funzionari della stazione appaltante; coinvolgere gli Enti competenti tramite Conferenza dei Servizi o Tavolo Tecnico Interistituzionale, in un processo di tutela integrale che abbia come priorità la messa in sicurezza dell’opera, il rispetto degli aspetti paesaggistici, ambientali, architettonici ed archeologici; valutare l’istituzione di un parco archeologico marino ed a candidare come patrimonio Unesco la fascia di litorale che va dal cosiddetto arco muto al braccio Est del porto neroniano.
Da parte di questo Comitato si rileva la contraddittorietà tra quanto sottoscritto in Consiglio e quanto posto a premessa della Commissione dal consigliere Vasoli. Infatti un percorso logicamente corretto prevederebbe di esplorare l’opportunità di costituirsi parte civile, richiedendo la rimozione e il ripristino dello stato dei luoghi, o in subordine, un risarcimento per il danno subito dal nostro territorio, prima di procedere ad eventuali altre soluzioni per la riduzione del danno.
Riteniamo straordinariamente superficiale “rimanere dell’idea che l’opera non può essere abbattuta” senza aver precedentemente individuato uno studio di fattibilità, con relativa valutazione di costi e benefici dell’opera di smantellamento e senza aver promosso la Conferenza dei Servizi o il Tavolo tecnico Interistituzionale per il quale ci si era impegnati.
Ci preme qui ricordare che il “molaccio” non solo è un pugno in un occhio dal punto di vista paesaggistico, ma insiste sul tracciato del molo della piccola darsena del porto neroniano, “tombando” di fatto parte dei preziosi reperti archeologici del sito (vedi foto allegata); costituisce un impatto sull’ecosistema di fondale e di costa, che altri sistemi frangiflutti (es. barriere soffolte) eviterebbero; è un’opera per la cui realizzazione potrebbero essere stati commessi degli illeciti ed eliminarla costituirebbe anche un atto di conservazione e valorizzazione della cultura della legalità sul territorio.
Il Comitato ricorda anche che nell’assise comunale, quando l’attuale Sindaco di Anzio Candido De Angelis sedeva nei banchi dell’opposizione, egli stesso ebbe occasione di reagire con la “vivacità” che lo caratterizza alla proposta dell’allora primo cittadino Luciano Bruschini di “sistemare” l’opera, contrastando vibratamente tale ipotesi. In conclusione il nostro Comitato rimane coerentemente dell’idea originale: quel manufatto è un’offesa alla bellezza di Anzio, non sarà un imbellettamento esteriore a rimarginare la ferita che rappresenta”. La nota è a firma del Comitato per la tutela e la valorizzazione delle Grotte di Nerone e la Villa Imperiale.