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La vita di Gabriele chiuso in una stanza e la speranza di tornare camminare

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La prima cosa da dire, guardando Gabriele chiuso in camera sua, nel suo letto speciale nella sua casa al Borgo a Nettuno, è che non tornerà mai il ragazzino spensierato e sportivo che era prima dell’incidente. Un incidente orribile che gli ha creato danni permanenti e da cui non si può tornare indietro. Ma la sua vita può migliorare, e molto, con la giusta terapia riabilitativa e può anche tornare a camminare. Questo è il sogno di sua madre, Milena Baraschi, che sta facendo l’impossibile per suo figlio. La famiglia di Gabriele in due anni è stata travolta da una serie di problemi enormi, da famiglia felice è stata chiamata ad affrontare delle prove durissime. Prima l’operazione di Milena, che le ha tolto l’uso di una gamba. Milena è una donna forte e sorridente, che non si è arresa a questa sventura. Ha conservato energia e sorrisi per il figlio piccolo e per Gabriele. Poi la seconda batosta. Il figlio minore ha una diagnosi di autismo e un percorso difficile davanti a sé. In questo quadro si inserisce l’incidente di Gabriele mentre va a scuola. Un incidente grave. Il coma, un anno di ricovero al Gemelli in terapia intensiva, Milena che con la sua disabilità tutti i giorni va a Roma a trovare il figlio con i mezzi, va a dargli la forza di andare avanti. Poi Gabriele ‘non è più in pericolo di vita’. Lo fanno tornare a casa, in una stanza speciale con l’assistenza continua, le sue medicine, la sua stanzetta da cui non può uscire se non è presente personale qualificato a spostarlo (solo per le riabilitazioni) sono insieme un conforto e una gabbia. Per la riabilitazione in Cecoslovacchia ci vogliono 50mila euro, al momento ne sono stati raccolti 6mila. Il prossimo mese, con uno sforzo enorme, Gabriele e sua madre faranno quattro settimane di terapia. Hanno prenotato il viaggio in ambulanza: 15 ore in strada per il sogno di vederlo stare meglio ma anche una scelta difficile, quella di lasciare a casa per quattro settimane il figlio piccolo, autistico, che fatica a sopportare la distanza. Scelte difficili e dolorose. “Non sono un’illusa – ci dice Milena Baraschi – so che il percorso è in salita ma Gabriele può e deve stare meglio e io non posso arrendermi”.
Per aiutare Gabriele e la sua famiglia si può donare cliccando su questa pagina di gofundme.