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Inaugurato a Lavinio il nuovo presidio tampone covid 19 dei dottori Matone e Stella

Ieri 15 dicembre è stato inaugurato a Lavinio via Valle Schioda 274 il nuovo presidio tampone covid 19 dei dottori Pasquale Matone e Giovanni Di Stella.

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Ieri 15 dicembre è stato inaugurato a Lavinio via Valle Schioda 274 il nuovo presidio tampone covid 19 dei dottori Pasquale Matone e Giovanni Di Stella. Alla cerimonia fatta in forma privata hanno partecipato il vice presidente del consiglio regionale Pino Cangemi, il direttore Marco Mattei, i sindaci Alessandro Coppola e Candido De Angelis, il consigliere Marco Maranesi, Carlo Eufemi, Renato Amabile, Useli. Tutti i partecipanti si sono complimentati con il dottor Pasquale Matone per l’importanza che riveste tale l’iniziativa.
“Grazie a voi tutti per essere intervenuti – ha detto il dottor Matone durante il suo intervento – prima di mostrare le caratteristiche peculiari di questa struttura, moderna, innovativa, sicura , un breve passo indietro , per ripercorrere la strada che ci ha portato fin qui, oggi.
Da circa un anno, noi medici di famiglia, o perlomeno alcuni di noi, hanno affrontato questa emergenza epidemica, con non poche difficoltà, in assenza di direttive chiare tempestive, o di mancanza di fornitura di DPI, in quantità sufficiente e nei tempi necessari. Abbiamo comunque svolto il nostro servizio, attrezzandoci con modalità di accesso ai nostri studi, stabilite da noi, modalità che hanno sempre preceduto poi le norme che le istituzioni, nel comprensibile caos, derivante dall’emergenza, hanno poi emanato per regolamentare i servizi. Alcuni medici Anestesisti, o addetti ai reparti Covid , Infermieri , sono stati definiti EROI, mentre noi medici di famiglia , siamo stati criticati, attaccati, insultati, per ,a detta di qualcuno, “aver abbandonato le armi”, “spento i telefoni”, “spariti dalla circolazione”. Peccato perché i Medici di Famiglia, contino tra le proprie fila, il numero maggiore di caduti. Inspiegabile.
Fermo restando, se qualcuno ha agito come sopra descritto, non ha rispettato lo spirito di servizio che il nostro ruolo, pretende. Costoro, oltre ad aver commesso reati gravi, che vanno dall’interruzione di Pubblico servizio, all’omissione di atti di ufficio, hanno causato un danno a tutti quei colleghi, alcuni presenti qui con noi oggi, altri, meno fortunati che hanno perso la vita, che invece mettendo a rischio la propria salute e quella dei loro cari, in condizioni di assoluta precarietà, hanno svolto il loro lavoro con lodevole spirito di servizio. Mio padre, il più grande medico da me conosciuto, soleva ripetermi sempre, ad ogni mia lamentela rispetto alle difficoltà nel servizio-” Noi Facciamo i medici”,
volendo dire con questa semplice frase tutto quello che c’era da dire. Sacrificio, dedizione, sofferenza. Ma anche soddisfazione per quanto donato agli altri, ai deboli, ai sofferenti. Questo primo Presidio Covid dei medici di medicina generale, che desideriamo intitolare a tutti i medici di famiglia vittime del Covid 19, nato per la completa ed entusiasta, partecipazione dei colleghi qui presenti, Di Stella, Cerroni, De Micheli, Mancini, Grimaldi, Chiappetta, Scalabrelli, Arioli, Lorenzo Matone, cui ci auguriamo possano aggiungersi altri, è la nostra risposta, quella dei medici di famiglia, a quanti ci definiscono, semplici scribacchini, poco professionali ,distanti dalle esigenze della gente.
Non siamo, fortunatamente tutti uguali, come qualcuno desidererebbe fossimo; allineati, ubbidienti, servili. Qui noi dimostriamo tutt’altro. Anche se a mio avviso non adeguatamente rappresentati, mostriamo che la medicina del territorio noi la conosciamo e la applichiamo autonomamente, senza attendere disposizioni a volte tardive e incomplete, che vengono concordate in alto, e non tengono conto delle realtà, che solo chi opera quotidianamente sul territorio, conosce nelle sue pieghe più recondite.
Un presidio sicuro, questo nostro, che mette a riparo gli operatori, e gli utenti dai rischi di contagio, che tutela i nostri pazienti anziani, che potranno continuare ad affluire, e a servirsi dei nostri studi, per la normale attività ambulatoriale. Sappiate, non avremmo mai fatto entrare nei nostri studi, obbligo o non obbligo, un potenziale paziente infetto, perché di questo si tratta, di potenziali portatori di infezione covid 19, coloro che necessitano di effettuare un tampone. Concludo con l’augurio, che si ripensi a revocare la norma che obbliga i medici di famiglia ad effettuare tamponi per Covid 19. Non tutti i colleghi hanno esperienza di gestione di situazioni ad alto rischio infettivo. Penso alla corretta vestizione e alla gestione di rifiuti potenzialmente infetti, solo per citarne qualcuno. Non vorrei in un futuro prossimo, che ci trovassimo a piangere ancora, per colleghi meno fortunati di noi.Grazie per la cortese attenzione”.