Home Cronaca La famiglia di Emiliano morto all’Ospedale di Anzio chiede giustizia

La famiglia di Emiliano morto all’Ospedale di Anzio chiede giustizia

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“A scrivere queste righe è una famiglia distrutta dal dolore, un dolore che non si potrebbe spiegare neppur volendo, una ferita che non avrà mai modo di guarire tanto é profonda. Il dolore per la perdita di una persona cara lascia sempre l’amaro in bocca, tanto più se a morire é un ragazzo di appena 32 anni dal cuore puro come quello di un bambino, dagli occhi dolci e pieni di gioia, dalla forza di un uragano che travolgeva chiunque lo conoscesse.
Emiliano aveva solo 32 anni quando la sera del 27 aprile si è trovato con la morte di fronte agli occhi e non ha saputo ne potuto reagire.
Ricoverato all’ospedale Riuniti di Anzio poco più di 24 ore prima, non ha trovato nessun supporto medico dal personale presente, anzi, aveva ricevuto soltanto indifferenza e noncuranza, atteggiamenti che dopo terribili sofferenze lo hanno accompagnato alla morte in una stanza di un ospedale senza che nessuno potesse stargli accanto.
Voi non conoscevate Emiliano e vi risulterebbe difficile da capire quello che stiamo dicendo, per questo, seppur travolti da mille sensazioni contrastanti, proveremo a spiegare ciò che viveva in questo ragazzo dall’animo gentile.
Emiliano era come un bambino, un bambino di 32 anni, che aveva costante bisogno di una figura di riferimento al suo fianco per poter vivere. Immaginate un bambino lasciato solo in un ospedale senza aver vicino la sua mamma o il suo papà….voi prendete un qualsiasi bambino, mettetelo in una stanza di ospedale e poi lasciatelo lì solo, con difficoltà nel respirare, con dolori addominali, con mal di testa e senso di nausea. Lasciate un bambino, anzi meglio vostro figlio, in queste condizioni, solo in quella stanza d’ospedale e tornatevene a casa sereni, continuando a vivere con la coscienza a posto. Ecco, questo è quello che abbiamo passato noi lasciando Emiliano in quell’ospedale la sera del 26 Aprile. E lui cosa avrà passato? Proviamo a spiegarvi anche questo. Emiliano combatteva da tempo con una patologia al fegato che gli provocava spesso delle crisi respiratorie che se non gestite adeguatamente o tantomeno se non tenute sotto controllo gli causavano di riflesso dei forti attacchi di ansia e panico. Quel bambino di 32 anni quella sera é stato lasciato solo a morire in una stanza d’ospedale in preda ad una crisi respiratoria destabilizzante, nonché ad un forte attacco di ansia!! É stato lasciato solo a soffocare su un lettino mentre cercava di chiedere aiuto e, viste le ferite rinvenute al momento del nostro arrivo in ospedale, Emiliano ha cercato in ogni modo di farsi SENTIRE senza però riuscirci, senza ottenere risposta da chi è pagato per prendersi cura di ogni singolo paziente, ancor più se impossibilitato a gestire in autonomia le sue problematiche.
Emiliano, durante tutta quella maledetta giornata, ha lottato per quanto ha potuto, con i pochi mezzi che aveva, ha chiesto aiuto sperando che qualcuno si accorgesse del suo malessere, ma è stato abbandonato a se stesso ed al suo terribile destino senza nemmeno il conforto dei suoi genitori. Emiliano é morto accasciato per terra, ferito alla testa ed alla gamba, sporco del suo stesso sangue poiché nessuno si é preoccupato di renderlo quantomeno “presentabile” agli occhi di chi lo aveva lasciato la sera prima in piedi sulle sue gambe, cosciente e vigile; è stato riadagiato sulla sua barella sporca di sangue così come sporco era il letto ed il pavimento.
Ora io vi chiedo, come pensate che possa continuare a vivere una donna, madre di un figlio morto per mano di una sanità che non assicura assistenza né protezione, una madre che ha nella testa le ultime parole di quel figlio che chiedeva aiuto e che la rassicurava dicendole che l’amava e che non vedeva l’ora di tornare a casa, quel figlio che sperava di trovare in lei il coraggio di affrontare questa terribile vicenda da solo. Quella madre non potrà più trovare pace, i sensi di colpa la tortureranno per il resto della sua vita. Si darà colpe che non ha, si maledirà per aver lasciato il suo bambino indifeso nelle mani di chi pensava potesse aiutarlo e invece l’ha umiliato, l’ha torturato costringendolo ad una morte lenta e sofferente. Nessuno di noi potrà mai darsi pace per quanto sia potuto succedere, ognuno di noi, padre, sorella, fratelli, cugine, zii, amici, potrà ricordare Emiliano come sarebbe giusto fare. Tutti avremo nella testa l’immagine di quel ragazzone agonizzante che chiede aiuto, che piange e si dispera, che si aggrappa con tutte le sue forza alla vita e magari cade, si ferisce e, seppur in preda al panico, lotta e non vuole mollare. Lo ricorderemo così, sfinito, soffocare del suo stesso respiro, impaurito e SOLO!!
Niente ci riporterà Emiliano indietro, ma c’é qualcosa che possiamo fare per lui seppur tardi…possiamo dare voce alla sua lotta gridando insieme che SIA FATTA GIUSTIZIA, che chi ha sbagliato paghi, che chi non é in grado di svolgere il proprio lavoro al servizio dei più deboli venga allontanato e sostituito con personale più efficiente e preparato, che l’ospedale Riuniti di Anzio possa tornare ad essere un punto di riferimento. É un dovere di tutti sposare questa causa per far sì che i rimorsi che tormentano questa famiglia si tramutino in forza, coraggio, speranza, per alleviare, seppur minimamente, il dolore di una madre e di un padre che non vivranno più un solo giorno sereni e spensierati. Dobbiamo lottare tutti insieme soprattutto per permettere ad Emiliano di trovare la pace che merita, dimenticando che su questa terra la cattiveria ha preso il sopravvento strappandogli di mano tutto quello che aveva.
Quella sera, mentre ognuno di noi batteva le mani sul balcone, o cantava dalla finestra, o preparava un dolce, o semplicemente stava in casa con la propria famiglia sentendosi al sicuro, quella sera ognuno di noi ha perso un figlio nell’indifferenza e nel menefreghismo di un mondo crudele e vigliacco anche nei confronti di un bambino di soli 32 anni.
Come se tutto ciò non bastasse a causarci abbastanza sofferenza, abbiamo appreso dalla stampa che un cittadino aveva spontaneamente donato all’ospedale Riuniti un kit di telecamere di soveglianza che sarebbero dovute servire per monitorare i pazienti ricoverati nel reparto Covid, dove anche Emiliano era stato collocato; eppure, evidentemente, queste telecamere non sono mai state installate, perché sarebbero state determinanti nel suo caso e gli avrebbero salvato la vita.
Infine, a seguito della morte di Emiliano, sentiamo circolare delle voci che sarebbe stata approntata una stanza per la gestione delle emergenze proprio nel reparto dove lui è stato ricoverato, con i macchinari che lo avrebbero rimesso in piedi. Ma, se è vero, perché tutto questo accadrebbe solo adesso? Dobbiamo vederci chiaro, vogliamo fare chiarezza; e andremo fino in fondo, costi quel che costi”.