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“Possibile impatto psicologico coronavirus”, il parere dello psicologo

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In questo periodo di grande incertezza ed emergenza sanitaria e organizzativa, in qualità di psicologa e psicoterapeuta, ho tentato di proiettarmi in un futuro post-pandemico. La mia attenzione si è concentrata sugli effetti psicologici a breve e lungo termine. Cosa potrebbe succedere nella nostra mente appena superata la Pandemia? Quali i possibili danni a lungo termine? In pochi mesi è cambiato tutto! Niente scuola, niente lavoro o poco lavoro, nuove regole, nessun contatto sociale, occhi spaventati, espressioni celate dietro una mascherina. Molte persone stanno iniziando a manifestare sintomi quali stati di ansia, tachicardia, sensazione di perdere il controllo della situazione, paura di morire, dispnea. Tali sintomi, di grado variabile da soggetto a soggetto, possono diventare il “trampolino di lancio” per futuri disturbi d’ansia con attacchi di panico. I rapporti sociali, a causa dell’emergenza sanitaria causata dal coronavirus, sono fortemente limitati. Volendo disegnare uno scenario psicologico possibile, potremmo aspettarci per il prossimo futuro situazioni di reale difficoltà relazionale. Potremmo sviluppare varie forme di fobia, ad esempio claustrofobia, agorafobia, fobie sociali. Anche il tono dell’umore potrebbe subire delle fluttuazioni non funzionali: potremmo sentirci molto più tristi del normale. Lo stato di incertezza, il senso di precarietà e la percezione soggettiva di “non-potere” chiudono la mente alla possibilità di trovare una o più soluzioni…ecco la depressione! Chi ha un pensiero ipocondriaco in una situazione come quella che stiamo vivendo ora, potrebbe manifestare un netto peggioramento. E’ probabile che in un futuro post-pandemia, anche una mente sana possa iniziare a sviluppare sintomi ipocondriaci. L’innalzamento del livello di attenzione nei confronti dell’igiene, pur doveroso, ha portato un aumento dei casi di disturbo ossessivo-compulsivo. Questo disturbo causa pensieri e comportamenti involontari spesso ripetitivi ai quali sembra impossibile rinunciare. Finita l’emergenza è molto probabile che si registrerà un ulteriore aumento di tale sintomatologia. Arrivo all’ultimo possibile scenario psicologico quello relativo alle dipendenze alimentari e da sostanze. E’ ormai nota la correlazione tra disagio psicologico e dipendenze. Il senso di isolamento, la privazione e le limitazioni della libertà individuale imposte dal periodo di quarantena potrebbero aumentare il livello di stress psico-fisico e predisporre allo sviluppo o al peggioramento di disturbi alimentari, abuso di alcool e sostanze stupefacenti. Non è certo intenzione di chi scrive quella di spaventare o generare ulteriori preoccupazioni. I disturbi sopra elencati sono da considerarsi come possibili “ferite” della mente successive ad un periodo più o meno prolungato di stress psicologico. Ciò che mi preme sottolineare è che il possibile esito psicologico post-pandemico dipenderà molto dalla modalità con cui affronteremo questo delicato momento. Parte di questo “destino” è nelle nostre mani e chi riuscirà meglio a muoverne le fila si scoprirà migliore e più forte! Pertanto, il suggerimento è di iniziare sin da subito a vedere tutto questo non come una condanna bensì un’opportunità – unica nella storia – di analizzare, rivalutare e rimodulare comportamenti, relazioni ed equilibri. Chiudo utilizzando una citazione di un mio caro collega: “…questo è il momento di fermarsi e svuotare la valigia troppo piena per ripartire più leggeri e consapevoli di ciò di cui abbiamo veramente bisogno!” (F.P. 2020) Dottoressa Manuela Grasso