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Anzio – Luigi D’Arpino spiega il “suo” porto, tra storia, liti e domande

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Il Presidente della Capo d'Anzio Luigi D'Arpino
Il Presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino

E’ stato frequentatissima, questo sabato mattina, la conferenza stampa aperta a tutti i cittadini, organizzata dal Presidente della Capo d’Anzio Spa Luigi D’Arpino, che voleva illustrare il progetto del “suo” porto. Quello pensato nel ’97 e da lui (e da tutte le amministrazioni comunali dal ’97 ad oggi) sposato integralmente. La mattinata ha inizio nella sala d’ingresso a Villa Sarsina, dove troneggia il plastico del progetto. D’Arpino ha risposto alle domande, ha chiarito dubbi e risposto a curiosità, poi tutti nella sala consiliare per la conferenza. Presenti oltre al Presidente della Capo d’Anzio, anche Franco Pusceddu (arrivato con un po di ritardo) e Mauro Fantozzi del consiglio d’amministrazione e Antonio Bufalari, anche lui in consiglio in rappresentanza del privato.

“Ho accettato di organizzare questo incontro – ha esordito D’Arpino – per dare risposte. Accetto domande non conferenze – ha sottolineato mettendo in chiaro i termini dell’organizzazione – in precedenza alcuni confronti sul porto (operazione partita nel ’97) sono stati rovinati da chi sosteneva la necessità di nuovi progetti. Oggi parleremo di questo progetto che non può essere cambiato e che deve essere realizzato. Se si cambia il progetto se ne riparlerebbe nel 2035. Questo progetto – aggiunge – è stato realizzato da un ingegnere e condiviso da tantissimi operatori portuali ed è inserito dalla giunta Mastracci nel piano regionale dei Porti. Una volta eletto Candido De Angelis rispolverò il progetto e realizzò un piano regolatore portuale che prevedeva proprio l’attuale progetto e nessun altro. Pubblicata la gara per la società che doveva realizzarlo la Capo d’Anzio ha vinto il bando.

Per iniziare a costruire serviva la concessione che ci è stata rilasciata nel 2011. Sono stati quindi spesi 850 mila euro per la concessione che ha trovato la disponibilità della Banca popolare del Lazio. Abbiamo quindi fatto un bando per capire chi avesse interesse a realizzarlo e si sono fatte avanti 5/6 ditte favorevoli… Hanno pagato per avere i progetti, poi la gara è andata deserta. Nel 2012 con Marconi della società Marinedi si decide di procedere diversamente. Di partire dall’attuale bacino con inversione di cronoprogramma, modifica accettata dalla Regione Lazio. Chiunque si interporrà tra noi e la realizzazione di questo progetto – sottolinea D’Arpino – per me è un nemico. La Regione – conclude – doveva comunicare agli operatori che ci aveva consegnato le aree. Lo abbiamo fatto noi. Pochi ci hanno risposto, alcuni hanno fatto ricorso, altri hanno messo in dubbio i nostri titoli. Tanti operatori hanno semplicemente aderito. Perché c’è chi ha agito correttamente e chi invece ha usato troppi condizionali? Quello che dobbiamo fare oggi è scritto in 400 pagine di progetto e noi lo faremo. Ai rappresentanti delle cooperative degli ormeggiatori presenti dico infine che dalla prossima settimana potranno essere assunti come personale qualificato dalla Capo d’Anzio”.

Poi è stata la volta dei cittadini. Non sono mancati momenti di scontro con alcuni operatori (uno di loro, che ha più volte alzato la voce, poi si è segnato per fare delle domande, quindi ha chiesto scusa ai presenti per il suo comportamento, infine si è allontanato accompagnato dai vigili per aver di nuovo alzato la voce), di confronto con altri, a partire dalla professoressa Lozzi Bonaventura (con cui non sono mancate battute e punzecchiature) che ha contestato il progetto “che non si integra con la città e rischia di diventare una brutta copia di quello di Nettuno, chiuso alla fruizione dei cittadini”. D’Arpino, rispondendo ai presenti, ha spiegato la questione della fideiussione (necessaria per evitare un danno economico ai cittadini) del Progetto Life, realizzato solo in parte (l’Europa ci ha chiesto una rendicontazione – ha detto – ma non di restituire le somme, impiegate per la realizzazione dell’opera) il ruolo di Marconi (il suo interesse è veder avviati i lavori) e si è sfogato con i presenti. “La verità – ha detto – è che oggi chi è presente in questa sala il porto non lo vuole. Altri che non sono qui lo vogliono – ha concluso – ma non voi presenti, eppure tutti i sindaci che hanno portato avanti l’iter sono stati votati democraticamente e in democrazia questo è il progetto che va realizzato”.

Una domanda avremmo voluto farla anche noi, ma il dibattito si è protratto a lungo e non sempre con serenità – la poniamo qui certi di una risposta. Quante persone lavoravano al porto nel ’97, quando è stata avviata la progettazione? Quante ci lavorano oggi? E quante si pensa potrebbero essere impiegate con la realizzazione della nuova struttura?