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Nettuno – Campo della memoria, Alicandri replica a Turano

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Arriva dall’ex consigliere comunale di Nettuno Roberto Alicandri una replica alla proposta del consigliere Rodolfo Turano, relativa al Campo della Memoria. “Ancora una volta – si legge nella nota stampa – puntuale come il panettone o la colomba durante le feste, il consigliere Turano, che per altro è stranamente sempre molto in linea con il sindaco pentastellato di Nettuno, fa qualche proposta sul campo della memoria, questa volta ci propone di inserirlo in un fantomatico tour didattico. Mi viene subito da dire, che spero, anche se visto chi ci governa tutto può accadere, che il comune non voglia nemmeno per un attimo prendere in considerazione questa proposta, ma ritengo anche interessante dire a chi ancora oggi vorrebbe stendere un velo oscuro e appiccicoso di revisionismo sul fascismo e su chi combatté dalla parte (sbagliata) dell’esercito della repubblica di Salò che l’unico vero esercito regolare italiano, a seguito della riorganizzazione del Regno d’Italia nel sud del paese era schierato dopo l’armistizio al fianco delle truppe alleate e che anche grazie a queste truppe regolari molti paesi del meridione si liberarono dal giogo violento del nazifascismo, come accadde ovviamente
nel nord per merito della resistenza. Quindi non ci dovrebbe essere nessuna voglia o necessità di pubblicità sul cosiddetto campo della memoria, a meno che non si voglia dare
legittimità a tutti gli organismi paramilitari che combatterono la guerra più con metodi di pura crudeltà inumana (molte sono d’altronde le stragi che si ricordano) piuttosto che di regolari truppe militari, consentendo ai fanatici di trovare un punto di aggregazione. Sarebbe invece importante ricordare anche gli altri che persero la vita sul nostro territorio, come ad esempio tutti quei polacchi che sono caduti per la liberazione di Montecassino, Anzio e Nettuno che sono seppelliti al cimitero di Anzio e che durante le commemorazioni vengono sempre dimenticati. Al sindaco Casto invece voglio dire, che lui, con la sua giacchetta o vestito come vuole, magari in mutandoni, canottiera e infradito può
andare dove vuole, ma lasci a casa la fascia tricolore, che è il simbolo che un sindaco deve usare per rappresentare le istituzioni e la repubblica che è fieramente nata dalla resistenza e fortunatamente per la nostra libertà non dal fascismo”.