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Anzio – Il gruppo Sel interviene sul nuovo Porto: “Troppe opacità”

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Il porto di Anzio
Il porto di Anzio

Il circolo Sel di Anzio interviene sul progetto del nuovo porto di Anzio dopo la mozione presentata dal Pd e approvata in consiglio comunale per la ricapitalizzazione della Capo d’Anzio. “Le vicende relative al Porto di Anzio si stanno facendo sempre più confuse e inquietanti – scrivono gli esponenti di Sinistra Ecologia e Libertà – Premesso che il nostro partito, nell’esprimere un giudizio negativo, sia nel complesso che nelle sue singole parti, sul megaprogetto concepito dalla destra e purtroppo oggetto di concessione regionale, tuttavia ha sempre condiviso la necessità di rimodulare e mettere in sicurezza l’attuale porto, con interventi economicamente sostenibili, nel rispetto delle sue tradizioni e delle reali esigenze della città e senza provocare disastri urbanistici, ambientali e socioeconomici. Gli ultimi sviluppi, tenendo conto dei documenti e degli atti ufficiali, al netto di opacità varie, supposizioni e voci di corridoio, non solo vanno nella direzione opposta a quella da noi auspicata, ma sollevano nuovi e inquietanti interrogativi.  Mettiamo in fila alcune considerazioni oggettivamente incontrovertibili: 1. La Regione ha (avrebbe?) concesso una “inversione di cronoprogramma” rispetto al progetto originariamente presentato. Se ancora le parole in lingua italiana hanno un senso e non abbiamo ancora adottato una “neolingua orwelliana” o quella del Cappellaio Matto, per cui alle parole si può attribuire un senso a piacimento, anche opposto, “inversione” significa che si fa prima quello che si prevedeva di fare dopo, senza cambiare la sostanza del programma complessivo. Eventuali approvazioni regionali di rimodulazioni o varianti non sono quindi previste, a meno che esse siano giacenti in qualche oscuro cassetto nelle segrete stanze del potere. 2. Nella prima versione della mozione presentata dal consigliere del PD Bernardone nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale si affermava, come premessa, che il PD confermava la sua contrarietà al progetto approvato, in quanto teso a trasformare l’attuale porto storico polivalente in una marina.  3. In una riunione dei capigruppo la mozione veniva emendata cancellando la premessa critica e il testo definitivo, che impegna il sindaco e la giunta ad adoperarsi affinché la ripatrimonializzazione della Capo d’Anzio venga effettuata entro il 21 dicembre 2014, mantenendo nel contempo il controllo pubblico della società, veniva approvato all’unanimità. 4. Al di là di buone volontà e retropensieri, un osservatore che si basi sui documenti e sul significato letterale delle parole, deduce da quanto sopra che tutti i consiglieri comunali, Bruschini e bruschinani, “opposizione” di destra, PD e Cinque Stelle, tutti assieme appassionatamente, abbandonata in questa sede ogni critica di merito sul progetto-porto, vorrebbero assolutamente “mettere in sicurezza”(leggasi evitare il fallimento) della Capo d’Anzio, cioè di un ente che ha fino ad ora prodotto solo debiti, immettendo dei capitali che, ammesso e non concesso che possano venire miracolosamente reperiti in pochi giorni, sarebbero meglio utilizzati per sopperire alle carenze di servizi che sono sotto gli occhi di tutti i cittadini. 5. Ma è proprio sul reperimento dei fondi necessari per ricapitalizzare la Capo d’Anzio che ci troviamo di fronte a una macroscopica contraddizione e quindi a un mistero, perché, dato che la ricapitalizzazione deve avvenire attraverso il finanziamento dei soci, i casi sono due: -A: provvede il Comune, ma Bruschini ha ribadito che i soldi non ci sono e che comunque la legge non permetterebbe questa operazione. E’ anche da sottolineare che il sindaco, contraddicendo i termini perentori indicati nella mozione da lui stesso approvata, ha fatto capire che occorrerebbe tirare a campare almeno per il primo semestre del 2015, in vista di importanti entrate previste per la Capo d’Anzio. Ma come: non si è detto che la Capo d’Anzio va ricapitalizzata entro la fine del 2014? -B: Se invece i soldi per ricapitalizzare li mette il privato, socio di minoranza con il 39% delle quote ( tra l’altro acquisite con un’operazione opaca e ai limiti della legalità), questi aumenterebbe ancora le sue quote, fino ad arrivare al controllo della società e stravolgendo quindi la sua natura pubblica che, secondo la mozione approvata, dovrebbe essere invece mantenuta. Inoltre, questo potrebbe avvenire attraverso una modifica dello statuto societario, che si può attuare soltanto con il consenso della maggioranza, e quindi dell’amministrazione comunale. E questo che lorsignori hanno in mente? Forse c’è un’ipotesi C (un coniglio estratto dal cilindro del sindaco?) Se è così, sarebbe giusto metterne al corrente la città, ma la trasparenza non è una prerogativa di chi è abituato a operare all’insegna dell’opacità, delle mistificazioni e magari di inconfessabili inciuci”.