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Anzio – Sel: “Il progetto del nuovo Porto non ci piace”

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“L’annosa vicenda del nuovo porto di Anzio, punta di diamante delle destre anziati da oltre 15 anni, riempie ancora le prime pagine dei giornali locali. Tra minacce, ricorsi, retroscena, inadeguatezza dell’Amministrazione Comunale (per cui abbiamo già chiesto le dimissioni del Sindaco), richieste di dibattito pubblico (sacrosanta a prescindere e alla quale ci uniamo) e proposte di azionariato diffuso per salvare la società Capo d’Anzio, c’è un aspetto che vogliamo sottolineare: tutti sarebbero favorevoli al nuovo porto, anche chi nella scorsa campagna elettorale si diceva contrario, il punto sembra essere solo come e da chi farlo fare”. Lo scrivono in una nota stampa i rappresentanti del Circolo Sel di Anzio. “Noi, oggi più che mai, non ci vergogniamo di ribadire che buona parte del problema sta invece proprio nel progetto. Non ci piace – aggiungono da Sel – e non ci è mai piaciuto: per Anzio sogniamo un modello di sviluppo diverso, che sappia caratterizzarla e valorizzarla attraverso le sue tradizioni, dalla piccola pesca alla cantieristica, dagli uomini di mare ai maestri d’ascia, sogniamo un porto in connessione con la città e non un corpo estraneo grande più del centro storico, fatto in serie come le altre Marine (parcheggio di barche private e basta) e che cerca ricchezza da mega yacht e barche di lusso che poco hanno a che fare con la nostra città. Ma c’è un altro dato oggettivo che oggi va al di là delle scelte politiche e che è la causa principale dell’impasse in cui si è arrivati, ed è il costo dell’opera: circa 163.370.000€, già decurtato di circa 30 milioni rispetto alla proposta iniziale sacrificando infrastrutture e servizi. Oltre il doppio del bilancio del Comune. Il piano finanziario più concreto attualmente è quello realizzato dal socio privato, il quale prevede che tale investimento sia a carico direttamente della società Capo d’Anzio Spa (Comune di Anzio per il 61%, che quindi dovrebbe indebitarsi per decine e decine di milioni di euro) e i ricavi verrebbero direttamente dall’affitto dei posti parchi. La sostenibilità del piano risiederebbe sostanzialmente nel fatto che dei 1036 posti barca ne verrebbero occupato l’86% ogni anno, secondo l’ipotesi che “si considera una generale ripresa del mercato nella nautica per effetto del ritorno ai livelli precrisi dell’eurozona“. Non siamo esperti del settore, è vero, e non siamo in grado di verificare l’attendibilità di tale analisi di mercato, ma considerando tali ipotesi e guardando alla nuova bolla finanziaria che sta scoppiando, la crisi dei mercati e le inevitabili conseguenze che avrà sull’economia reale, da cittadini, siamo preoccupati. Chi legge si starà chiedendo: allora che fare? Premesso che purtroppo i cittadini hanno già pagato delle scelte fatte finora, bisogna riconsegnare la concessione, legata ad un progetto definitivo così insostenibile (a quel punto anche il rischio privatizzazione sarebbe scongiurato) e riaprire un canale di confronto con la Regione per una riqualificazione del bacino, preparando un nuovo Piano Regolatore Portuale che ribalti la concezione dell’attuale progetto e ridia ad Anzio un porto regolamentato, decoroso, sostenibile e produttivo”.