Home Cronaca Assolti dall’accusa di sequestro di persona a Nettuno: il fatto non sussiste

Assolti dall’accusa di sequestro di persona a Nettuno: il fatto non sussiste

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Sono cadute tutte le accuse, gravissime, per il gruppo di persone che tre anni fa è stato arrestato per aver sequestrato e seviziato a Nettuno un piccolo imprenditore romano che non riusciva a restituire le somme oggetto di un prestito usuraio. Il Tribunale di Velletri ha assolto i quattro imputati perché il fatto non sussiste. All’inizio di dicembre 2016 i carabinieri della compagnia di Anzio, su ordine del gip, arrestarono un 35enne di Nettuno, già noto alle forze dell’ordine, il fratello di quest’ultimo, un 22enne, anche lui con dei precedenti, e un 40enne incensurato, e notificarono l’obbligo di dimora a un 18enne incensurato e a una 20enne di nazionalità ucraina. In base alle indagini svolte, la ragazza, compagna di un uomo di 42 anni, installatore di condizionatori, residente nella capitale, nella zona dell’Eur, avrebbe presentato il 42enne al gruppo di Nettuno, che gli avrebbe prestato una piccola somma, subito però lievitata con l’applicazione di tassi di interesse usurai. Non riuscendo a saldare il debito, il piccolo imprenditore sarebbe stato sequestrato dopo essere uscito dalla sua abitazione e condotto nello scantinato di un bar a Nettuno, dove per quattro giorni sarebbe stato massacrato di botte. Pestaggi a cui avrebbero preso parte anche la compagna della vittima e il 18enne. L’imprenditore, disperato, avrebbe chiesto prestiti a familiari e conoscenti, ma invano. Alla fine però sarebbe riuscito a scappare e denunciare i fatti. Alla fine si è aperto un processo per i due fratelli di Nettuno, il 40enne e la compagna della vittima, con accuse che vanno dal sequestro di persona aggravato alla violenza sessuale di gruppo, dall’estorsione aggravata all’usura aggravata, fino alle lesioni personali gravi. I quattro imputati, difesi dagli avvocati Luca Scipione, Sonia Palombi e Filippo Gonzales sono stati ora assolti perché il fatto non sussiste. Le difese, ricorrendo anche a una consulenza tecnica, hanno smontato l’accusa ricostruendo gli spostamenti degli imputati nei quattro giorni in cui il 42enne sarebbe stato sequestrato e smentendo le testimonianze raccolte dagli investigatori e la versione dei fatti fornita dalla vittima. In sostanza i quattro non sarebbero stati presenti nel luogo del rapimento insieme alla vittima e il rapito sarebbe stato libero di spostarsi liberamente proprio quando sosteneva di essere ‘sotto sequestro’.