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Intervista esclusiva con la Mamma delle bimbe di Anzio in casa famiglia

E' una donna giovane e minuta la mamma delle quattro sorelline di Anzio che nei giorni scorsi, dopo l'improvvisa morte del Papà, di 69 anni, rinvenuto riverso

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E’ una donna giovane e minuta la mamma delle quattro sorelline di Anzio che nei giorni scorsi, dopo l’improvvisa morte del Papà, di 69 anni, rinvenuto riverso in giardino (l’uomo è deceduto per cause naturali), sono state prese in consegna dai Servizi sociali e allontanate dal nucleo familiare a causa delle pessime condizioni igieniche della casa di Lido dei Pini (da giorni assediata dai giornalisti), di una malnutrizione diagnosticata dal medico e piccoli problemi epidermici legati ad un’igiene non ottimale.
Laura (il nome è di fantasia a tutela delle bimbe) ha 35 anni e a guardarla sembrano ancora meno. E vuole raccontarci la sua storia perché a suo marito e alle sue figlie vuole bene e non ci sta a far emergere solo una situazione di degrado, evidente, eppure vero solo in parte. A fronte degli attacchi subiti da più parti e anche della brutta figura fatta in tv con due domande poste in fretta, si prende il suo tempo per rispondere perché – spiega – il timore di perdere le bimbe è tanto e la questione è troppo importante per farla diventare argomento da salotto in programmi che cercano scoop ma non la verità”. Ma anche perché è chiaramente provata dai fatti e non è facile essere lucidi ed equilibrati quando hai appena perso tuo marito e le bambine non sono più a casa con te.

E allora eccola la verità di Laura su questa brutta storia.

“Ho conosciuto mio marito 10 anni fa in un Bar a Torino – spiega – era più grande di me ma un gran bell’uomo. Occhi azzurri, gentilissimo. E’ stato amore a prima vista. Ci siamo sposati e sono subito nate le prime due bimbe. Vivevamo tra Torino, Aosta e Ginevra, dove c’è il padrino di una delle bambine. Li le bambine sono iscritte a scuola e frequentavano, anche se saltuariamente, perché di recente abbiamo avuto molti problemi. Mio marito circa tre anni fa è rimasto ferito agli occhi mentre montava in giardino un gioco per le bimbe. Da li è iniziato un calvario. Ha perso la vista ed era necessario un intervento. L’ho portato in diversi ospedali oftalmici, da Torino a Roma, fino a Ginevra. Una situazione complessa e devo dirlo, per seguire mio marito in questo percorso per riacquistare la vista le bimbe sono state trascurate ma non in modo irreversibile. Ci seguivano sempre e questo ha creato qualche problema con la scuola e la frequenza. Ma sono bambine amate e curate, non è vero che sono denutrite o che mancava loro il cibo. Sono magnolie, come me”.

Eppure – osserviamo – le immagini della casa che hanno visto tutti raccontano di un degrado profondo.

“La casa era in disordine, ma è anche strutturalmente vecchia e piena di problemi. Solo qualche giorno fa ho inviato al proprietario le immagini di tutte le cose che non andavano, dal bagno alla cucina. Anche i fornelli, molto del nero non si riesce proprio a togliere. E’ innegabile che la casa andava pulita, ma noi facevamo spesso avanti e indietro da Ginevra, l’abbiamo vissuta poco, e qualche volta a casa di tutti si accumula una situazione di questo genere. Quando l’abbiamo presa abbiamo visto che era vecchia e molto degradata, ma ci serviva. Poi la situazione è diventata pesante anche per noi. Non è semplice curare una casa quando si deve seguire un uomo non vedente e quattro bambine, fare avanti e indietro dagli ospedali. Certamente dovevo fare meglio ma può capire solo chi ci passa. Oggi fanno passare mio marito per un orco, ma era un uomo buono e affezionato alla famiglia. due giorni fa si è sentito male, l’ho portato in ospedale ed è voluto tornare a casa per non lasciarci da sole”.

Quando parla del marito gli occhi di Laura si riempiono di lacrime, le tremano le mani.
“Quando ho parlato con i servizi sociali – ci racconta – non ho capito che portavano via le bimbe – spiega – ero sconvolta dalla morte di mio marito. Anche se non vedente mi dava una grossa mano e le cose pratiche e burocratiche le sbrigava lui. Mi sono dovuta occupare del funerale, mi hanno consigliato di andare ad un Caffè per capire se la sua pensione è reversibile. Mi hanno detto che le hanno allontanate per non far vedere loro il Papà, ma ho capito che cura un problema. Sono rimasta da sola a casa. Ho pensato che finalmente avevo il tempo di dare una sistemata e ho anche chiesto aiuto sui social per farmi dare una mano. Poi mi sono svegliata la mattina dopo con le televisioni fuori casa e sono dovuta andare via”.

Tutte le tv – chiediamo – hanno rilanciato le immagini di una casa sommersa di immondizia, e dicono che eravate in fuga perché anche i Servizi sociali di Aosta volevano togliervi le bimbe, è vero?

“Non eravamo in fuga – risponde – abbiamo deciso di prendere una casa qui perché mio marito era in cura anche a Roma. Siamo andati via da dove vivevamo prima perché il proprietario di casa l’aveva venduta. E’ vero che ci seguivano i Servizi sociali, avevamo fatto dei colloqui, perché qualcuno ci aveva segnalato, ma nessuno ci ha mai detto che volevano toglierci le bimbe”.

Eppure – chiediamo ancora – una volta ad Anzio non avete preso la residenza e non avete iscritto le bambine a scuola, ti rendi conto che avrebbero perso un anno?

“Le bambine sono iscritte a scuola a Ginevra – spiega – lo so che non hanno frequentato con regolarità ma io sono sola e dovevo seguire il percorso medico del padre. Qui non abbiamo chiesto la residenza perché non ci siamo quasi mai, questa estate siamo stati tre mesi a Ginevra, poi tornavamo qui saltuariamente. Ci eravamo trasferiti da circa un anno e spesso eravamo via, anche per questo non siamo riusciti a sistemare bene la casa. Molte delle cose viste sparse in giro sono le valigie sempre pronte, e anche i giochi del mare ancora da mettere via. Ma non ci stavamo nascondendo e il frigo era sempre pieno, non è vero che le bambine non mangiavano. Sono magre è vero, hanno la mia corporatura, ma avevano tutto. Quando sono venuti i Vigili e le assistenti sociali erano in pigiama e appena alzate, ma prima che andassero via le ho lavate e vestite, erano in ordine”.

Ora cosa intendi fare per sistemare le cose e cercare di riprendere le tue figlie?

La voce di Laura si fa tremante, il rischio che le bambine non tornino a stare con lei in tempi rapidi lo ha compreso.

“Intendo parlare con i Servizi sociali e con il Comandante della Polizia locale – spiega – so che devo rimettere insieme la mia vita ma le bambine devono stare con me, sono una buona madre. Sto cercando un appartamento più piccolo e senza problemi strutturali, ci sono delle amiche che mi stanno aiutando. Farò attenzione alla pulizia, iscriverò le bimbe a scuola. Ho parlato con lo psicologo – spiega – anche lui ha detto che sono in grado di tenere le bambine. Sto anche cercando un lavoro e dovrei averlo trovato perché la pensione di mio marito non è reversibile. Mi impegnerò al massimo e spero che i servizi sociali possano darmi una mano in questo percorso. So che vogliono solo essere certi che le bambine staranno bene e cercherò di far capire loro che sono in grado di fare la madre. Le bambine mi mancano moltissimo. In due giorni – conclude – mi è caduto il mondo addosso, ho perso mio marito, la casa e le bambine, ora voglio solo che le piccole tornino a casa con me in una situazione buona per tutti”.

Laura in questi giorni è ospite da un’amica che si prende cura di lei e la tiene lontana dalla sua casa, assediata dai giornalisti e che la sta aiutando nell’iter necessario a riprendere le bambine.