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Assunzioni alla Poseidon, la Procura della Corte dei conti si appella e chiede più soldi

Per supportare l’iniziativa della Procura la giunta di Angelo Casto ha scelto di prendere parte al giudizio, affidando il mandato all’avvocato Antonino Galletti.

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Un mezzo della Poseidon

Troppo pochi 72.500 euro per coprire i danni prodotti dalle molte assunzioni compiute dalla società “Poseidon”. Posti di lavoro assegnati con metodo clientelare, per cui la somma da risarcire al Comune di Nettuno sarebbe ben superiore. Pari a quasi quattro milioni di euro. Per la precisione a 3.744.670 euro. Con queste convinzioni la Procura presso la Corte dei Conti del Lazio ha fatto appello avverso la sentenza emessa l’anno scorso dai giudici contabili, chiedendo la condanna dell’ex sindaco della città del Tridente, Alessio Chiavetta, di un manager e dei revisori dei conti a risarcire appunto 3.744.670 euro all’ente locale anziché soltanto 72.500 euro. Una richiesta a cui ha deciso di associarsi lo stesso Comune. E per supportare l’iniziativa della Procura la giunta di Angelo Casto ha scelto di prendere parte al giudizio, affidando il mandato all’avvocato Antonino Galletti.

Le indagini contabili sono partite sulla scorta della delibera della sezione di controllo della Corte dei Conti del 2012, in cui erano state evidenziate gravi irregolarità amministrativo-contabili nel rendiconto 2009. Tra entrate relative alla vendita di alloggi e uscite per la cancellazione di residui passivi, secondo i giudici erano state create delle poste non veritiere, al solo fine di “occultare la situazione di dissesto finanziario cronico e conclamato”. Una vicenda che ha portato anche il pm Giuseppe Travaglini a chiedere il rinvio a giudizio dell’ex sindaco Alessio Chiavetta, del dirigente Gianluca Faraone, dell’ex presidente del collegio dei revisori dei conti, Michele Scognamiglio, e degli allora revisori Barbara Scoppetta ed Ermanno Cicchetti. Un procedimento tormentato, finito poi con l’assoluzione per tutti.

Nonostante sugli artifici contabili non siano stati riscontrati elementi di danno erariale, la Procura presso la Corte dei Conti ha invece mandato i cinque a giudizio, insieme all’amministratore delegato della Poseidon, Venanzio Cretarola, ipotizzando che il danno, rilevante, sia stato quello delle tante assunzioni fatte nella società partecipata. Una tesi che ha già portato i magistrati contabili a sequestrare diversi beni in via cautelativa. Secondo gli inquirenti, tra aprile 2008 e il primo semestre 2013 vi sarebbe stato un “aumento esponenziale” delle spese per il personale della srl, “al limite del clientelare”. Nella Poseidon, nata il 18 gennaio 2007 per svolgere una serie di servizi per il Comune e stabilizzare 24 lavoratori socialmente utili, sono stati assunti altri 38 dipendenti. Un’operazione diventata possibile affidando man mano all’azienda numerosissimi servizi, compresi quelli dei tributi e della sosta a pagamento, che con la Nettuno Servizi e la Promur già tanti problemi avevano creato al Comune. Lo sperpero ipotizzato è stato di oltre 3,7 milioni. Per i giudici, però, alla fine il danno reale sarebbe stato soltanto di 329.661 euro e a produrlo non sarebbero stati solo Chiavetta, Faraone, Cretarola e i revisori. L’ex sindaco e il dirigente comunale sono stati così condannati a risarcire al Comune di Nettuno 20mila euro a testa, l’AD della Poseidon 13mila euro, e i revisori 6.500 euro a testa. Ma la Procura ha fatto appello e l’ex sindaco e gli altri ora rischiano un salasso.

Clemente Pistilli