Cronaca

Insulti online alla Boldrini che annuncia denunce, tra gli haters una donna di Nettuno

Quella degli hater online è una piaga che non accenna ad essere debellata. Sempre più spesso vengono diffuse in rete notizie false e i commentatori seriali, non preoccupandosi della veridicità di quanto scritto, colgono l’occasione per sfogare le proprie frustrazioni offendendo ed insultando chiunque senza freni, ignorando (forse) che commettono un reato e pensando (certamente) di restare impuniti. Così non è, la legge italiana tutela chi è oggetto di queste aggressioni digitale e le persegue, seppure con tempi non sempre celeri.

Uno dei bersagli preferiti dagli haters è senz’altro la presidente della Camera Laura Boldrini, anche se il suo incarico non è di Governo e rappresentata “solamente” una figura “superpartes” in Parlamento. Si potrebbe obiettare nel modo in cui gestisce il Parlamento. Il modo di affrontare il suo ruolo può essere condivisibile oppure no, ma, invece, troppo spesso viene additata come la responsabile degli sbarchi sulle coste italiani e delle politiche sul problema dell’immigrazione.

Stavolta, però, la misura è colma. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una bufala diffusa online per cui la sorella della presidente della Camera sarebbe stata il gestore di una cooperativa che si occupava di richiedenti asilo, ma in realtà la sorella della Boldrini è deceduta da tempo. Sotto questa notizia sono fioccati insulti irripetibili e vignette di pessimo gusto che la Boldrini ha deciso di fare perseguire rivolgendosi alle autorità.

Il post condiviso dalla donna di Nettuno

Della vicenda ha scritto anche la versione online del Corriere della Sera e preso “ad esempio”  da numerosi siti di informazione è stato anche il post offensivo e ignobile di una donna di Nettuno, citata con nome e cognome, che sarà tra le persone oggetto della querela della presidente della Camera.

“Il tenore di questi commenti ha superato il limite consentito – ha scritto Laura Boldrini sulla sua pagina ufficiale Facebook – Ho deciso che d’ora in avanti farò valere i miei diritti nelle sedi opportune.  Ho riflettuto a lungo se procedere o meno in questo senso, ma dopo quattro anni e mezzo di quotidiane sconcezze, minacce e messaggi violenti ho pensato che avevo il dovere di prendere questa decisione come donna, come madre e come rappresentante delle istituzioni. Il calore e il sostegno che finora mi sono giunti da più parti, fuori e dentro la rete, mi hanno spinta a non temporeggiare oltre. Da oggi in poi quindi tutelerò la mia persona e il ruolo che ricopro ricorrendo, se necessario, alle vie legali. E lo farò anche per incoraggiare tutti coloro – specialmente le nostre ragazze e i nostri ragazzi – che subiscono insulti e aggressioni verbali a uscire dal silenzio e denunciare chi usa internet come strumento di prevaricazione. È ormai evidente che lasciar correre significhi autorizzare i vigliacchi a continuare con i loro metodi e non opporre alcuna resistenza alla deriva di volgarità e violenza. Nessuno deve sentirsi costretto ad abbandonare i social network per l’assalto dei violenti. Ma purtroppo anche molti casi di cronaca recente – dalla professoressa di Cambridge Mary Beard ad Alessandro Gassmann, dal cantante Ed Sheeran ad Al Bano – dimostrano che le ingiurie e le intimidazioni hanno l’effetto di una gogna difficile da sopportare. Credo che educare le nuove generazioni a un uso responsabile e consapevole della rete sia una necessità impellente e su questo continuerò a impegnarmi. Nel frattempo, però, non possiamo stare a guardare. Soprassedere rischia di inviare un messaggio di sfiducia verso le istituzioni preposte a far rispettare le leggi e a garantire la sicurezza dei cittadini. Come posso chiedere ai nostri giovani di non soccombere e di denunciare i bulli del web se poi io stessa non lo faccio? Ai nostri figli dobbiamo dimostrare che in uno Stato di diritto chiunque venga aggredito può difendersi attraverso le leggi. E senza aggiungere odio all’odio, ne abbiamo già abbastanza”.