Home Cronaca Anzio – Uccise “ladro di merendine”, condanna in Cassazione

Anzio – Uccise “ladro di merendine”, condanna in Cassazione

ROMA - Ancora spari e morti alle porte di Roma. Venerd√¨ notte una guardia giurata di 45 anni ha sorpreso un 48enne vicino ai distributori di bevande e merendine nel padiglione Faina dell'ospedale di Anzio. Dalla sua pistola sono partiti due colpi che hanno ucciso il presunto ladro. L'agente, che lavora all'interno dell'ospedale, √® stato arrestato su ordine della procura di Velletri. La polizia ha sequestrato la pistola mentre sabato mattina il pm di turno ha eseguito un sopralluogo nell'ospedale. - ROMA - Ancora spari e morti alle porte di Roma. VenerdÏ notte una guardia giurata di 45 anni ha sorpreso un 48enne vicino ai distributori di bevande e merendine nel padiglione Faina dell'ospedale di Anzio. Dalla sua pistola sono partiti due colpi che hanno ucciso il presunto ladro. L'agente, che lavora all'interno dell'ospedale, Ë stato arrestato su ordine della procura di Velletri. La polizia ha sequestrato la pistola mentre sabato mattina il pm di turno ha eseguito un sopralluogo nell'ospedale. - fotografo: mario proto

La Cassazione ha deciso: condanna confermata per Luigi Ottaiano, la Guardia Giurata la  che nell’agosto del 2012 uccise con un colpo di pistola Massimiliano Andrioli, sorpreso mentre rubava delle merendine dal distributore del padiglione Faina dell’Ospedale Riuniti di Anzio e Nettuno. Il colpo fu esploso dopo un breve inseguimento, mentre Andrioli era intento a scavalcare la ricezione per scappare dopo essere stato colto sul fatto.

Ottaviano ha sempre sostenuto di essersi difeso da Andrioli che lo aveva aggredito con un piede di porco e che il colpo fosse partito accidentalmente a causa di una sua caduta. Una versione che non ha retto davanti ai riscontri delle indagini balistiche con Ottaiano che nel 2013 fu accusato di omicidio volontario con l’accusa che aveva chiesto 15 anni. Grazie al rito abbreviato ed a altre attenuanti la pena si è ridotta a 6 anni e 8 mesi dalla Corte di Appello, condanna confermata ora anche dalla Cassazione.