Home Cronaca Nettuno – False fatturazioni, sequestrati i beni di un noto imprenditore

Nettuno – False fatturazioni, sequestrati i beni di un noto imprenditore

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Sequestro preventivo di beni nei confronti di un imprenditore 43enne, per un importo equivalente di circa un milione di euro. È la brillante operazione portata a termine dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Aprilia, comandata da Silvia Bastici, nei confronti dell’imprenditore operante nel settore del trasporto di merci, e che è stato indagato per reati tributari. La misura preventiva, eseguita dai militari ed ha riguardato nove immobili di cui tre ubicati nel territorio di Roma, tre a Nettuno, due a Milano e uno a Latina, nonché disponibilità bancarie, per un importo complessivo di un milione di euro.

“La misura scaturisce dalla segnalazione effettuata dai Finanzieri alla Procura della Repubblica di Latina a conclusione di una verifica fiscale eseguita nei confronti di una società apriliana – si legge in una nota del Comando provinciale della Guardia di Finanza – attraverso l’attività ispettiva, è stato possibile portare alla luce, mediante la meticolosa analisi della documentazione acquisita, un complesso sistema di frode perpetrato attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti da parte di un gruppo di imprese tra loro collegate e tutte facenti capo al medesimo imprenditore”. Il 43enne, tecnicamente residente a Nettuno, è ora indagato.

“Tale modus operandi fraudolento ha consentito alle diverse società collegate sia di proporsi sul mercato offrendo prezzi notevolmente inferiori rispetto ai concorrenti, sia creare consistenti fittizi crediti Iva, che venivano utilizzati per la compensazione dei debiti tributari, contributivi e previdenziali”. Una frode che è venuta a galla grazie a mesi di analisi della documentazione da parte dei finanzieri apriliani.

Il Gip del Tribunale di Latina Pierpaolo Bortone, lo scorso 2 maggio 2016, su richiesta del Pubblico Ministero Claudio de Lazzaro, ha disposto il sequestro per equivalente dei beni dell’indagato a tutela delle ragioni dell’Erario. “Tale misura preventiva – spiegano ancora i finanzieri – permette infatti, qualora non si possa procedere al sequestro finalizzato alla confisca dei beni che costituiscono il diretto profitto del reato, di ‘aggredire’ comunque i beni di cui il reo abbia la disponibilità, per un valore corrispondente al suddetto profitto”.