Home Cronaca Anzio – Cafoni sul treno, nessuno interviene

Anzio – Cafoni sul treno, nessuno interviene

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E’ una ragazza di Anzio, Claudia, a raccontare la brutta avventura vissuta sul treno Roma – Nettuno, prima per la presenza di un gruppo di cafoni tra l’altro senza neanche la scusa della giovane età, poi per l’indifferenza degli altri passeggeri, infine per l’inerzia del personale di controllo del treno. Questa la sua testimonianza: “Salve, vorrei raccontarvi un fatto grave a me accaduto ieri, martedì 12 sul treno della tratta Roma-Nettuno delle 20.42. Vorrei che la questione venisse fuori vista anche la grave mancanza di rispetto del Controllore. Sono salita sul treno e, prima che partisse, sono arrivati una decina di ragazzi tra i 25 e i 30 anni che hanno iniziato a urlare e fare casino ancor prima di salire. Già urlare su quel treno a quell’ora è una grande mancanza di rispetto verso gli altri, il punto è che strillavano cose oscene, commenti e insulti a ragazze e donne che passavano, si vantavano di essere furbi perché riusciti a salire senza biglietto e facevano gestacci e altro del genere. Arrivata a Pomezia e dovendo scendere ad Anzio, decido di cambiare vagone perché la situazione non era più sopportabile e lo pensavamo tutti noi sul vagone, essendoci scambiati numerose occhiate di disprezzo. Mi alzo, prendo il giacchetto e sento, sempre urlando, insulti molto offensivi che evito di scrivere rivolti a me. Mi giro verso il tizio e gli chiedo di smettere perché non era proprio il caso. Questo, spalleggiato dai suoi compari, mi invita ad andare da lui continuando a deridermi e insultarmi. Nessuno della carrozza, ha detto una parola in mia difesa. Prendo le mie cose e mi faccio tutto il treno cercando il controllore. Lo trovo solamente arrivata ad Aprilia, dove i cafoni scendono, il controllore era fermo all’ultima carrozza al telefono. Non si è mosso per l’intera durata del viaggio. Racconto l’accaduto e, dopo varie botte e risposte squallide da parte sua, mi dice e ripete più e più volte che “è colpa tua, sei tu che li hai provocati”. Ha detto inoltre, tra le altre cose, che lui non avrebbe potuto chiamare la polizia o fermare il treno perché aveva paura delle reazioni verso di sé da parte dei deficienti. Gli dico che secondo me loro non avrebbero dovuto viaggiare su quel treno perché se lui avesse fatto il suo lavoro avrebbe dovuto farli scendere dato che erano senza biglietto. Risponde che lui non sa se fossero sprovvisti di biglietto e, dopo avergli ripetuto che l’avevano urlato per 40 min non ha voluto credermi. Io dovevo, secondo il suo illuminante parere, scegliermi un vagone pieno e non provocare. Peccato che il mio vagone fosse pieno (di persone poco umane a quanto pare, ma pieno) e che io non abbia provocato, a patto che provocare significhi alzarsi e prendere il proprio giacchetto. Io mi sono sentita sola e in pericolo – ha concluso Claudia – e l’unica persona che avrebbe dovuto difendermi mi ha incolpato”.