Home Cronaca Evasione fiscale e riciclaggio ad Anzio, accuse confermate a imprenditore e consulente

Evasione fiscale e riciclaggio ad Anzio, accuse confermate a imprenditore e consulente

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La sede della Guardia di finanza di Nettuno

Il Tribunale ha confermato l’impianto accusatorio della Guardia di Finanza di Nettuno nei confronti di un Imprenditore ed un consulente fiscale di Anzio, arrestati nello scorso mese di dicembre.
Il Riesame ha infatti rigettato le richieste e le tesi degli avvocati difensori delle due persone finite in carcere (una terza è ai domiciliari). Nell’indagine sono coinvolte a vario titolo altre sette persone, suggete ad obbligo di firma e provvedimenti interdirtivi.
Le indagini della Guardia di Finanza della Compagnia di Nettuno hanno riguardato le attività di un imprenditore di Anzio, e altri 40 soggetti indagati a vario titolo per associazione a delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio.
Le verifiche delle Fiamme gialle sono iniziate nel 2019; da essa, secondo gli inquirenti, “è emersa l’attività illecita di un imprenditore di Anzio il quale, grazie a professionisti compiacenti, aveva ideato un pacchetto “chiavi in mano” che ha permesso a diverse società della zona di evadere le imposte sui redditi, l’IVA, l’IRAP e i contributi previdenziali”.
Gli accertamenti hanno preso le mosse dalla scoperta che alcune imprese, seguite dallo stesso studio di consulenza, avevano presentato le dichiarazioni ai fini dell’IVA con l’indicazione di costi mai sostenuti, al fine di maturare consistenti crediti d’imposta da utilizzare, una volta apposto il visto di conformità, per abbattere altre posizioni debitorie.
Grazie anche alle intercettazioni telefoniche, gli investigatori hanno scoperto che l’imprenditore di Anzio, a cui di fatto sarebbero riconducibili diverse cooperative nel campo del facchinaggio – avesse rapporti d’affari con un consulente del lavoro “che, dietro lauto compenso, certificava l’esistenza di crediti in realtà fittizi”.
E gli affari sarebbero andati così bene che i due avrebbero deciso di allargarsi “incaricando una rete di collaboratori di individuare altre imprese – per un totale di 27 – intenzionate a conseguire indebiti risparmi fiscali e previdenziali”. Ora il processo.