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Sta bene l’operaio ferito al Tubettificio di Anzio, l’azienda investe su sicurezza e personale

Due costole rotte e tra qualche giorno, dopo tutte le verifiche effettuate all'ospedale San Camillo di Roma, si torna a casa. Questo il bilancio, fortunatamente buonissimo, di un incidente sul lavoro che ha visto coinvolto un operaio

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I tubetti prodotti dalla DBN
Il nuovo sistema di inscatolamento automatizzato progettato in sede

Due costole rotte e tra qualche giorno, dopo tutte le verifiche effettuate all’ospedale San Camillo di Roma, si torna a casa. Questo il bilancio, fortunatamente buonissimo, di un incidente sul lavoro che ha visto coinvolto un operaio di 30 anni dipendente del Tubettificio DBN srl di Anzio. A darci notizia delle condizioni del giovane, che ha spaventato tutti, a partire dal padre anche lui da trent’anni dipendente dell’azienda che lo ha subito soccorso, il titolare dell’azienda Maurizio Mattioli, che nel 2010 ha investito ad Anzio rilevando il sito industriale dismesso e in fallimento e, dopo una massiccia opera di ristrutturazione, ha dato vita ad una realtà imprenditoriale sana e in continua crescita. Un fiore all’occhiello per il territorio di Anzio che vanta pochissimi ‘gioielli’ industriali. Mattioli ci ha aperto le porte della sua azienda, curatissima e sicura, per mostrare a tutti i livelli di sicurezza su cui ha investito fin dal primo giorno e per spiegare cosa è accaduto il giorno dell’incidente.

Le confezioni per i sigari cubani prodotte degli anni ’50

“Lo scorso 28 febbraio è accaduta una cosa che non dovrebbe succedere mai – spiega Mattioli – il nostro operaio, su cui abbiamo investito e continueremo ad investire perché è un ragazzo preparatissimo e molto serio, ha cercato di intervenire sulla macchina in movimento. Fortunatamente non si è fatto nulla al braccio, rimasto incastrato nell’ingranaggio, e i danni alle costole sono limitati. Sono andato a trovarlo e ancora adesso non sa spiegarmi questa distrazione che, fortunatamente, non ha avuto conseguenze serie. Questo ha comportato il blocco della linea di produzione per le verifiche sulla macchina, ma chiarita la dinamica dei fatti nell’immediatezza degli eventi, aspettiamo il dissequestro entro brevissimo, anche perché abbiamo degli ordini da evadere.

I progettisti a lavor in una fotografia in bianco e nero

Quello che ci tengo a sottolineare – spiega Mattioli – è che quando ho rilevato questo sito con molti sacrifici, abbiamo investito sulla parte tecnica e meccanica e sulla massima sicurezza per chi lavora. Abbiamo un responsabile del settore, lavoriamo a ciclo continuo, con l’accensione delle macchine alle 6 lunedì e lo spegnimento alle 6 di sabato mattina e, appena finisce il ciclo di lavoro, subentrano, tutte le settimane, i tecnici della manutenzione che lavorano sempre nel fine settimana. Il giovedì il responsabile fa il programma degli interventi necessari che poi vengono eseguiti sabato e domenica anche con l’ausilio di ditte esterne. Per la sicurezza e la manutenzione ci sono un Responsabile e due meccanici interni, che fanno l’ordinario. Alle ditte esterne invece – sottolinea Mattioli – che sono sempre tecnici di officina meccanica, demandiamo i compiti più complessi come oliare i macchinari e la pulizia. Può capitare quando siamo carichi di lavoro, soprattutto durante l’estate, che la manutenzione si faccia invece durante la settimana, perché lavoriamo anche il sabato e la domenica per le consegne urgenti. Noi – spiega ancora Mattioli – lavoriamo per l’85percento della produzione con il settore agro alimentare e in particolare le conserve di pomodoro.

Una pubblicità d’epoca

Questo rende alcuni periodi particolarmente intensi”. Ma non solo di sicurezza si parla. Anche le politiche del lavoro ella Ditta sono molto diverse da quelle attuate dai più. “Il ragazzo che si è ferito – spiega ancora Mattioli – è un lavoratore serissimo e molto preparato, che teniamo in gran conto. Appena è rimasto incastrato la macchina è entrata in sicurezza e si è fermata. L’operatrice che era presente e si è accorta subito del problema ha dato l’allarme. Il padre del ragazzo, che è dipendente da trent’anni anche lui e tra poco andrà in pensione, lo ha soccorso immediatamente. E’ un ragazzo che merita, già promosso capoturno. Le imprese a mio avviso la fanno le persone. Noi investiamo sulla formazione e sulle persone e siamo contro la logica del turn over. Facciamo contratti a tre e sei mesi, chi è bravo e volenteroso lo capiamo subito e poi resta con noi con un contratto a tempo indeterminato. Chi si impegna da noi fa carriera. Siamo partiti con tre assunti, oggi siamo 65. Abbiamo spesso chiamato chi è venuto qui presentando un curriculum. Abbiamo sette stranieri – spiega con orgoglio evidente – su sessantacinque e tutti sono bravissimi e preparati. Non ci interessa se sei uomo, donna, straniero, ci interessano persone preparate che hanno voglia di lavorare.

C’è chi lavora in magazzino, chi è tecnico, chi operaio. Abbiamo il settore delle litografie in Italia solo tre ditte operano in questo settore. Per avviare una macchina la selezione è inevitabile, ma chi la supera resta con noi con dei contratti validi. Sono un imprenditore vero – spiega – e sono di Anzio, voglio lavorare qui sul lungo periodo e in maniera costruttiva. Collaboriamo anche con le scuole, in particolare con l’Itis per l’alternanza scuola lavoro. Questo Paese ha qualità e competenza. Nel tempo, per delle politiche sbagliate, sono state perse tante professionalità e competenze e questo non è giusto”. Mattioli ci illustra quindi la storia dello stabilimento, con delle curiosità che sono vere chicche. Ad Anzio ad esempio, negli anni ’50, si realizzavano astucci portasigari in metallo per il mercato cubano. Prima della DBN nel sito industriale c’era una grande azienda per il mercato del packaging metallico. Ad Anzio è stato smontato tutto quando l’azienda fu venduta ad un imprenditore di Lecco che lasciò solo i tubetti senza più diversificare. “Se si fa impresa si deve fare bene – spiega ancora Mattioli – qui ho investito 560 mila euro per riqualificare e per avviare la la produzione. Ci siamo concentrati sui mezzi tecnici e abbiamo lasciato indietro al cura degli uffici che era meno importante. Siamo partiti con 3 e oggi siamo 65 dipendenti e vogliamo crescere ancora”.

Ogni tanto ci sono contraccolpi sul mercato, al crisi del Maghreb che è un’area geografica che consuma molto pomodoro, ha inciso per un periodo, poi ci si è ripresi. L’azienda meccanica lo scorso anno ha prodotto 105milioni di pezzi di tubetti. Il procedimento di realizzazione parte tutto da una pasticca di alluminio da cui poi nasce il tubetto con un processo detto di ‘estrusione’. Di recente l’accordo con la Aldi, la ditta di supermercati tedeschi che sta aprendo diverse sedi nel Triveneto. La DBN produce per ora solo tubetti, ma sta lavorando per la diversificazione e l’espansione. Da quando è nata non ha usufruito di nessun sostegno pubblico. Oltre all’agroalimentare di recente ha fatto accordi per il settore farmaceutico e da tempo collabora con la Palmolive. Con un ingegnere assunto dalla ditta di Lecco poi fallita, Walter Fiorio, è stata concepita un’ulteriore miglioria per la sicurezza, con l’inscatolamento meccanico e l’obiettivo, Mattioli lo ripete spesso, è crescere e lavorare ancora. “Da qui non ce ne andremo mai – spiega – siamo veri imprenditori locali, facciamo bene e vogliamo fare sempre meglio. Tutti i nostri prodotti sono fatti in qualità e usiamo per le litografie solo vernici ad acqua. Teniamo ai nostri dipendenti, li vogliamo preparati e al sicuro è importante che si sappia”.